**Il trasferimento di denaro e titoli dalla Rizzani de Eccher a Buscemi e' la dimostrazione di pagamenti per attivita' ufficialmente inesistenti.**
Nel dossier «Mafia e Appalti» — lo stesso su cui stava lavorando Paolo Borsellino prima di essere ammazzato — emerge una tecnica collaudata: assumere gli operai di altra ditta per mascherare un contratto di sub-appalto non autorizzato.
Non sono tangenti in busta. E' un meccanismo: si paga un'impresa per lavori mai fatti, si assumono operai gia' impiegati altrove per far finta che tutto sia in regola. I soldi girano, gli appalti si aggiudicano, la mafia incassa. E nessuno, tra i controllori, sembra accorgersene.
**Il meccanismo.**
Le intercettazioni telefoniche raccolte dalla Procura — trentasei anni fa — mostrano la trama del sistema. «Di non rompere i cazzi» dice Gambino, parlando di un imprenditore che voleva denunciare. «Per questa cosa nostra, l'ultima». Il linguaggio e' trasparente, la gerarchia chiara. L'imprenditore che si ribella viene «aggiustato». Quello che tace ottiene appalti. Il sistema funziona cosi': pizzo, lavori, sub-appalti fittizi, fatture per attivita' inesistenti. Assumere gli operai di un'altra ditta per mascherare un sub-appalto non autorizzato: e' la tecnica della «cessione di manodopera» che la legge vieta ma che nella Palermo degli appalti pubblici continua indisturbata. Un ingranaggio che tiene insieme imprenditori, uomini d'onore e politici locali. Le carte del dossier Mafia e Appalti aspettano ancora di essere lette fino in fondo.
**Le conseguenze per i deboli.**
Chi ci perde? I lavoratori dello Zen, prima di tutto: operai assunti e riassunti da ditte diverse, senza tutele, senza continuita', senza sapere per chi lavorano davvero. Uomini che ogni mattina salgono su un ponteggio senza sapere se torneranno a casa interi, pagati a cottimo, senza contributi, senza diritti. I cittadini del quartiere, che vivono in case costruite male o mai finite, con l'umidita' che sale dai muri e il degrado che avanza. La collettivita', che paga appalti gonfiati con soldi pubblici mentre le scuole e gli ospedali aspettano fondi. E la verita' — quella sulle stragi, su cio' che Paolo Borsellino stava scoprendo quando fu assassinato — che forse e' ancora tutta li', in quelle carte che qualcuno ha frettolosamente archiviato.
**La domanda.**
Se il dossier Mafia e Appalti e' lo stesso per cui Borsellino diede la vita, perche' la verita' deve ancora aspettare trentaquattro anni dopo?