**A Palermo tornano a sparare. Le sventagliate di mitra, l'odore degli incendi, le richieste di pizzo che non si vedevano da decenni.**
E mentre la Cosa Nostra stracciona alza il tiro, i paladini dell'antimafia sono altrove. Impegnati in campagne elettorali, interviste, passerelle.
«Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur». Mentre l'antimafia salottiera discute di teoremi e trame oscure, Palermo brucia. I picciotti della malandata periferia dello Zen non si nascondono, ostentano la loro appartenenza sui social, di notte sparano. E i professionisti della legalita', quelli che hanno costruito carriere sulla lotta alla mafia, sembrano non accorgersene.
**Il meccanismo.**
La stagione della presa di coscienza collettiva e' lontana. Ci vollero le bombe del 1992 per svegliare il Paese, arrivarono i lenzuoli bianchi, le catene umane, i cortei. Poi sono arrivati i professionisti dell'antimafia. A forza di dare la caccia ai fantasmi — la trattativa Stato-mafia, i mandanti occulti, le trame dei servizi deviati — hanno smarrito il contatto con la realta'. Oggi che le aule dei tribunali hanno archiviato e il nulla di fatto processuale ha spento l'interesse, cosa resta? Rivoli di resistenza posticcia e una lunga fila di ex paladini pronti a trasformare la patente di antimafia in un biglietto da visita per la politica. Antonio Ingroia, Roberto Scarpinato, Massimo Ciancimino jr: sono i nomi che hanno popolato le cronache giudiziarie e i salotti televisivi. Oggi di loro si sente parlare sempre meno, mentre a Palermo le nuove leve di Cosa Nostra — i «cani con la barba», come li chiamano i boss anziani — riempiono i social di video violenti e di notte escono a sparare.
**Le conseguenze per i deboli.**
I commercianti dello Zen tornano a pagare il pizzo. I ragazzi dei quartieri degradati vedono nei boss un modello, non un nemico. I pochi che restano a combattere — preti di borgata, volontari di associazioni, qualche politico locale — sono soli. Nel frattempo i simboli dell'antimafia si sfilano uno dopo l'altro: Leoluca Orlando a Strasburgo, Caterina Chinnici che passa da un partito all'altro come cambiasse scarpe, Salvatore Borsellino che abbraccia Ciancimino jr. E tutti finiscono per appoggiare lo stesso candidato nella speranza di un posto in lista. Chi ci perde? I cittadini di Palermo. Quelli che nei quartieri vedono le istituzioni assenti e la mafia presente.
**La domanda.**
Chi ascoltera' il rumore dei kalashnikov se anche l'antimafia e' diventata solo un'etichetta per fare campagna elettorale?