**LA BOMBA E IL CLAN RUSSO INTERCETTATO DAI PM** — Sicilia: la Procura indaga sulla matrice di un attentato. Chat sequestrate a Lavitola, possibili collegamenti con Ranucci. Il clan Russo torna a far parlare di sé
Un'esplosione. Una matrice da trovare. Chat sequestrate. Nomi che si incrociano. Il clan Russo, storica organizzazione criminale, torna al centro di un'inchiesta della Procura che cerca di ricostruire la regia di un attentato. Il pm intercetta le conversazioni dei presunti responsabili. E nelle chat sequestrate a Lavitola emerge un possibile link con Ranucci. La mafia si evolve, ma il metodo è sempre lo stesso: la violenza come linguaggio.
Il meccanismo
Il meccanismo della criminalità organizzata in Sicilia è cambiato nei decenni, ma non si è fermato. Oggi non ci sono più i grandi boss dei Corleonesi, ma clan locali che controllano territori, attività economiche e traffici illeciti. Il clan Russo, attivo nella provincia di Catania, è uno di questi. Le intercettazioni dei pm raccontano una struttura che pianifica attentati, gestisce armi e mantiene contatti con altri gruppi criminali.
Le chat sequestrate a Lavitola — personaggio già noto alla cronaca giudiziaria — potrebbero essere la chiave per capire la regia dell'attentato. I pm cercano un filo rosso che colleghi l'esplosione a un disegno più ampio. La Procura si muove su più fronti: intercettazioni, perquisizioni, analisi dei telefonini sequestrati.
Intanto, il clan Russo non è nuovo a queste dinamiche. Già in passato era finito al centro di indagini per estorsioni, traffico di droga e omicidi. Ogni volta, la risposta della magistratura arriva. Ma ogni volta, la criminalità si riorganizza.
Le conseguenze per i deboli
Quando un clan pianifica un attentato, a pagare sono sempre gli stessi: i commercianti costretti al pizzo, i giovani inghiottiti dal traffico di droga, i cittadini che vivono in quartieri controllati dalla criminalità. Ogni attentato, ogni esplosione, ogni omicidio è un avvertimento non solo alle vittime dirette, ma a tutta la comunità.
E mentre la magistratura indaga, il governo centrale smantella gli strumenti antimafia. L'ergastolo ostativo viene messo in discussione. Il 41bis viene aggirato. La memoria di Falcone e Borsellino — uccisi proprio per aver combattuto questo sistema — viene usata come bandiera ma svuotata di contenuto.