**TUTTI PROPONGONO UN'ALTERNATIVA A SCHIFANI** — Palermo: Cateno De Luca presenta il «governo di liberazione» al teatro Politeama. In platea tutti: da Galvagno ai Cinque Stelle. Intanto Scateno prepara la sua mossa. Il centrodestra si sgretola
Il teatro Politeama di Palermo pieno. Sul palco Cateno De Luca, sindaco di Taormina e leader di Sud Chiama Nord, lancia il suo «governo di liberazione». Un decalogo per sostituire Renato Schifani alla guida della Regione Siciliana. In platea si vedono tutti: il presidente dell'Ars Galvagno, esponenti dei Cinque Stelle, pezzi di opposizione. Il centrodestra, al governo da 5 anni, è in piena crisi.
Il meccanismo
Il meccanismo è tipico della politica siciliana: quando una maggioranza si incrina, tutti cercano di cavalcare l'onda. Renato Schifani è indebolito dalle inchieste che si accumulano da mesi: il caso Gallo Afflitto, deputato di Forza Italia arrestato per corruzione, la bufera sul Cefpas con il gip che parla di «operazione politica», le tensioni con Forza Italia e la base del partito che chiede un cambio al vertice. Ogni giorno un nuovo fronte si apre. Prima la mozione di sfiducia di De Luca, poi le polemiche sulle nomine, ora la convention al Politeama.
De Luca gioca la carta del «governo di liberazione»: una coalizione ampia senza appartenenze politiche. Ma la platea parla chiaro: i presenti sono gli stessi che fino a ieri sostenevano Schifani. Il trasformismo, parola chiave della politica siciliana, torna a farsi vivo.
Intanto, Buttanissima.it rivela che il deputato Scateno sta preparando una sua proposta alternativa. L'imbottigliamento è totale. Schifani, nel frattempo, non parla: la sua unica mossa sarà presentarsi martedì all'Ars per la relazione annuale, obbligato dalla richiesta di De Luca.
Le conseguenze per i deboli
Mentre i partiti si contendono le poltrone, la Sicilia brucia. Letteralmente: le fiamme divorano ettari di territorio, l'emergenza idrica paralizza interi comuni, gli ospedali chiudono reparti. Il gioco delle poltrone non si ferma mai, perché il potere in Sicilia è l'unica industria che non conosce crisi. I costi? Li pagano i cittadini, in servizi che non arrivano — acqua razionata, ospedali che chiudono i reparti di notte, strade piene di buche — in tasse che aumentano mentre i fondi europei restano inutilizzati, in un futuro che non c'è per i giovani costretti a emigrare.