**MALETTO APRE LA STRADA DELL'ACQUA PUBBLICA** — Sicilia: il Comune etneo adotta un'ordinanza per la gestione in house del servizio idrico. Di Rosa (Mani Libere): «Era nel nostro programma. Altri comuni di AICA potrebbero seguire»

Maletto, 1.200 abitanti alle falde dell'Etna, ha fatto quello che nessun comune siciliano aveva il coraggio di fare: ha deliberato un'ordinanza per avviare il percorso di gestione comunale diretta dell'acqua. Una decisione che, nelle intenzioni del sindaco, dovrebbe portare alla gestione in house del servizio idrico. Una piccola rivoluzione in una regione dove l'acqua è stata consegnata ai privati da decenni.

Il meccanismo

Il meccanismo del business dell'acqua in Sicilia funziona così: società di ambito (AICA, AMAP, Siam, e via dicendo) gestiscono le reti idriche, spesso con bilanci in rosso, dirigenti politici, e servizi scadenti. I cittadini pagano bollette salate per un'acqua che arriva a singhiozzo o non arriva affatto. I comuni, prigionieri di contratti di gestione, non possono uscire. O almeno, non potevano.

Giuseppe Di Rosa, presidente del Movimento Civico "Mani Libere" ed ex candidato sindaco di Agrigento, rivendica che questa prospettiva era già nel suo programma elettorale. «La priorità era risanare AICA con un cambio radicale della governance — spiega — ma se il risanamento fallisce, Agrigento deve valutare l'uscita». Una proposta che ai tempi fu giudicata una provocazione. Oggi Maletto dimostra che non lo era.

Le conseguenze per i deboli

Chi ci guadagna dal sistema attuale? Le società di gestione, i manager nominati dalla politica, gli amministratori delle partecipate. Chi ci perde? I cittadini, che pagano l'acqua più cara d'Italia e spesso non hanno nemmeno il servizio. I comuni, che vedono i loro bilanci dissanguati dai costi di gestione. E il diritto all'acqua, riconosciuto dall'ONU come diritto umano fondamentale, che resta una Chimera per migliaia di famiglie siciliane.

Di Rosa avverte: «Sono convinto che non resterà un caso isolato. Uno o più comuni di AICA potrebbero seguire la stessa strada». Se così fosse, sarebbe la prima crepa in un sistema che per decenni ha fatto dell'acqua un affare privato.

La domanda