**«CARRIERE POLITICHE COMPROMESSE PER SUGGESTIONI»** — Catania: il presidente dell'Ars Galvagno difende la distinzione tra processo e morale dopo l'arresto del deputato Gallo Afflitto per corruzione. E paragona il caso a quello di Raffaele Lombardo: «12 anni di processi per niente»
Il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, ha un problema. Da una parte deve difendere l'istituzione che rappresenta, dall'altra deve spiegare perché un deputato regionale di Forza Italia, Riccardo Gallo Afflitto, è stato arrestato per corruzione. La soluzione? Spostare l'attenzione: «Un conto sono le questioni processuali, un conto sono le questioni morali».
Il meccanismo
Il meccanismo è collaudato. Quando un politico finisce nei guai con la giustizia, si alza il muro della «distinzione». Processuale da una parte, morale dall'altra. Come se l'arresto di un deputato per corruzione fosse un inconveniente tecnico, non il sintomo di un sistema malato. Galvagno lo dice esplicitamente: «Non vorrei che delle carriere politiche possano essere compromesse per determinate suggestioni». Suggestioni. Come se le intercettazioni, i bonifici, le tangenti fossero suggestioni.
Il paragone con Raffaele Lombardo è ancora più rivelatore. Lombardo, ex presidente della Regione, ha passato 12 anni sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Alla fine è stato assolto. Galvagno usa questa storia per dire: «Vedete? I processi possono essere suggestioni». Ma omette un dettaglio: il processo a Lombardo non è durato 12 anni per un errore giudiziario. È durato 12 anni perché la giustizia in Italia è lenta, e in Sicilia lo è ancora di più.
Intanto, lo scenario politico si arricchisce: martedì Schifani sarà in aula all'Ars per la relazione annuale. E il deputato De Luca chiede il bis. Ma le domande sulla «questione morale» restano senza risposta.
Le conseguenze per i deboli
Quando i politici si nascondono dietro la «distinzione tra processo e morale», a perdere sono i cittadini. Perché ogni volta che un arresto per corruzione viene derubricato a «suggestione», si indebolisce la fiducia nelle istituzioni. E chi paga il prezzo sono i siciliani onesti, quelli che vedono i fondi pubblici finire nei conti correnti degli indagati mentre gli ospedali chiudono e le strade si sbriciolano.