**Salvatore Borsellino, 34 anni dopo: «Paolo ucciso per farlo tacere sull'eversione nera»** — Palermo: il fratello del giudice massacrato in via D'Amelio accusa: "Gli hanno impedito di testimoniare sui compagni di gioventù del Fuan che prepararono Capaci con Stefano Delle Chiaie"
Non è la trattativa Stato-mafia. Non è il dossier mafia-appalti. Salvatore Borsellino lo dice senza più retorica: «Mio fratello viene ucciso per impedirgli di andare a raccontare queste cose a Caltanissetta». Paolo Borsellino sapeva. Aveva letto il diario di Giovanni Falcone. Conosceva i nomi. E quel sapere lo ha condannato.
Il meccanismo
Per 34 anni la verità su via D'Amelio è stata sepolta sotto strati di depistaggio. Prima i depistaggi di Stato, racconta Salvatore Borsellino, poi un «depistaggio istituzionale» portato avanti da una Commissione parlamentare Antimafia che «vuole cancellare la presenza dei servizi nelle stragi». Il meccanismo è sempre lo stesso: chi si avvicina alla verità viene fermato. Paolo Borsellino, racconta il fratello, non fu mai chiamato a testimoniare a Caltanissetta. Lui, l'unico che aveva letto il diario di Falcone, l'unico che poteva raccontare quanto aveva rivelato Lo Cicero — la presenza di un compagno di gioventù del Fuan, andato a trovare insieme a Delle Chiaie e Mariano Tullio Troja — non venne mai ascoltato.
Ma c'è di più: l'agenda rossa. «È la scatola nera della strage di via D'Amelio — dice Salvatore — se venisse alla luce la verità non si potrebbe più nascondere». Ecco perché l'agenda è sparita. Perché conteneva la mappa di un potere che andava oltre Cosa Nostra.
Le conseguenze per i deboli
Quando la verità viene soffocata, a pagare sono tutti. I familiari delle vittime, condannati a 34 anni di domande senza risposta. I sopravvissuti ai depistaggi, come Salvatore Borsellino, che ancora oggi deve gridare davanti a un microfono per essere ascoltato. E la società civile, che ha visto smantellare pezzo dopo pezzo gli strumenti antimafia: il 41bis, l'ergastolo ostativo, la memoria stessa delle stragi.
Intanto, mentre Salvatore parla, il governo Meloni viene accusato di distruggere quello che Falcone e Borsellino avevano costruito. E la Commissione Antimafia, che dovrebbe proteggere quella memoria, viene denunciata come complice di un depistaggio istituzionale.