**Un incendio sta avanzando verso l’ospedale Umberto I di Enna. Le fiamme, alimentate dal vento e dalle temperature che superano i 40 gradi, stanno bruciando la contrada Baronessa. Il fumo è visibile da tutta la città. Vigili del fuoco, protezione civile e un elicottero sono sul posto.

Non è un caso che il fuoco arrivi fino alla porta di un ospedale. Enna è una provincia dove la sanità pubblica è già al collasso. L’ospedale Umberto I è il riferimento per un territorio vasto e montuoso. Se il rogo lo raggiungesse, l’evacuazione sarebbe un incubo logistico in una città già isolata.

**Il meccanismo.**
Il caldo record siciliano — con punte di 45,3 gradi a Caltagirone, 44,9 a Mineo, 43,1 a Siracusa — crea le condizioni ideali per gli incendi. La mancanza di manutenzione del territorio, i boschi incolti e pieni di sterpaglie, l’assenza di prevenzione da parte degli enti locali: sono questi gli ingredienti che trasformano un focolaio in un disastro. Ogni estate è uguale. I vigili del fuoco lavorano senza tregua, le Regioni dichiarano lo stato di emergenza, i fondi per la prevenzione arrivano sempre quando il fuoco è già passato. L’ospedale Umberto I è il simbolo di una sanità che non può permettersi un’evacuazione: reparti sottodimensionati, carenza cronica di personale, liste d’attesa infinite, pronto soccorso in affanno permanente.

**Le conseguenze per i deboli.**
Enna è una delle province più povere della Sicilia, con un reddito pro capite tra i più bassi d’Italia. I pazienti dell’Umberto I sono anziani, malati cronici, persone che non possono permettersi cure private né spostarsi in altre province. Se l’ospedale fosse raggiunto dal fuoco, le conseguenze ricadrebbero su chi non ha alternative. Il pronto soccorso già in affanno dovrebbe gestire un’evacuazione che nessuno ha preparato. I reparti di medicina interna e geriatria, dove i pazienti sono spesso non trasportabili, sarebbero i più esposti. E mentre il caldo aumenta e i roghi si moltiplicano, la Regione taglia i fondi alla sanità e la protezione civile combatte con mezzi sempre più ridotti.

**La domanda.**
Quando il prossimo incendio arriverà alla porta dell’ospedale, ci sarà ancora qualcuno in grado di proteggere i malati?