Il Tribunale di sorveglianza di Palermo ha revocato la riabilitazione di Totò Cuffaro, accogliendo l'istanza della procuratrice generale Lia Sava. La decisione riguarda l'ex presidente della Regione, già riabilitato nel settembre 2022 dopo aver scontato una condanna a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto d'ufficio. Il provvedimento scatta dopo l'inchiesta sugli illeciti nella sanità siciliana, che nel dicembre 2025 aveva portato Cuffaro agli arresti domiciliari. Il 15 maggio scorso l'ex leader della Democrazia Cristiana aveva patteggiato tre anni per corruzione e traffico di influenze illecite, da scontare con lavori di pubblica utilità presso la struttura «Casa del Sorriso» di Monreale, con divieto di frequentare esponenti politici.

Revoca della riabilitazione

Il Tribunale di sorveglianza di Palermo ha accolto l'istanza della procuratrice generale Lia Sava, disponendo la revoca della riabilitazione concessa a Totò Cuffaro nel settembre 2022. Tale misura era stata applicata dopo che l'ex presidente della Regione aveva scontato una condanna a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto d'ufficio. I giudici hanno ritenuto che la nuova vicenda giudiziaria avesse fatto venir meno il requisito della buona condotta necessario per mantenere la riabilitazione. La decisione rappresenta un ulteriore passo nel percorso legale che coinvolge l'ex politico siciliano. La riabilitazione era stata concessa dopo aver scontato la pena in un carcere siciliano.

Pubblicità

Il provvedimento scatta a seguito dell'ultima inchiesta sugli illeciti nella sanità siciliana, culminata nel dicembre 2025 con gli arresti domiciliari imposti a Cuffaro. Il 15 maggio scorso l'ex leader della Democrazia Cristiana ha patteggiato una pena di tre anni per corruzione e traffico di influenze illecite. La sentenza prevede lo svolgimento di lavori di pubblica utilità presso la struttura «Casa del Sorriso» di Monreale, oltre al divieto di frequentare esponenti politici, salvo alcune eccezioni. Questi nuovi episodi giudiziari hanno portato i giudici a valutare la perdita del requisito della buona condotta. Il patteggiamento era stato richiesto in un procedimento separato rispetto alle indagini sulla sanità.

Reazione dei difensori

I difensori di Totò Cuffaro, avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, hanno contestato immediatamente la decisione del Tribunale di sorveglianza. Essi hanno definito la valutazione dei giudici come infondata, sostenendo che non vi siano elementi per considerare venuto meno il requisito della buona condotta. I legali hanno annunciato che presenteranno ricorso contro il provvedimento, sostenendo che la revoca della riabilitazione non sia giustificata dai fatti recenti. La difesa ha inoltre sottolineato come Cuffaro abbia già scontato pene severe e partecipato a programmi di lavoro sociale. Secondo i difensori, il patteggiamento del maggio 2025 non dovrebbe influire sulla riabilitazione già ottenuta.

La revoca della riabilitazione comporta il ripristino dell'interdizione dai pubblici uffici per Totò Cuffaro. Questa conseguenza giuridica si aggiunge al divieto di frequentare esponenti politici stabilito dal patteggiamento. L'ex presidente della Regione aveva già dichiarato di voler lasciare la guida della Democrazia Cristiana, chiudendo così il suo percorso politico. Tuttavia, l'interdizione dai pubblici uffici rappresenta un ostacolo formale a un eventuale ritorno nelle istituzioni, indipendentemente dalle sue intenzioni dichiarate. Il provvedimento del Tribunale di sorveglianza è immediatamente eseguibile, salvo il ricorso dei difensori.

Effetti sulla carriera politica

L'interdizione dai pubblici uffici impedisce a Totò Cuffaro di ricoprire cariche istituzionali o elettive. Questo vincolo giuridico si sovrappone alle sue dichiarazioni di volontà di lasciare la politica attiva. La Democrazia Cristiana, da lui guidata, ha già registrato la sua uscita dalla leadership. Gli analisti politici osservano che, anche se Cuffaro decidesse di tornare, l'interdizione lo escluderebbe da qualsiasi ruolo pubblico. La revoca della riabilitazione chiude quindi definitivamente la porta alle istituzioni per l'ex presidente regionale. Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di sorveglianza di Palermo, che ha esaminato la richiesta della procuratura.

I difensori hanno annunciato ricorso entro i termini di legge. La decisione del Tribunale di sorveglianza resta dunque sospendibile in appello. Nel frattempo, l'interdizione dai pubblici uffici è già efficace, salvo eventuali provvedimenti cautelari inversi. Il caso di Totò Cuffaro si inserisce in un più complesso percorso giudiziario che lo ha visto coinvolto in inchieste sulla sanità e corruzione. La revoca della riabilitazione rappresenta un ulteriore capitolo in una vicenda che continua a segnare la vita politica siciliana. Il ricorso potrà essere esaminato dal Tribunale di sorveglianza in seduta camerale.

Il Tribunale di sorveglianza di Palermo ha disposto la revoca della riabilitazione, con effetto immediato. I difensori di Totò Cuffaro presenteranno ricorso entro i termini previsti. Nel frattempo, l'ex presidente della Regione rimane interdetto dai pubblici uffici e sottoposto al divieto di frequentare esponenti politici. La vicenda giudiziaria prosegue con le prossime udienze sul ricorso. La revoca della riabilitazione conferma l'inasprirsi delle misure cautelari nei suoi confronti. Il provvedimento è stato adottato su istanza della procuratrice generale Lia Sava.