**Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio, si rivolge alla presidente del Consiglio con un messaggio che non ammette equivoci: smetta di dire di ispirarsi a Paolo Borsellino. Perché, dice, «quello che sta facendo questo governo è distruggere sistematicamente tutti quei mezzi che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avevano lasciato alla magistratura per permettere di combattere la mafia».

«Il 41 bis, l'ergastolo ostativo, le leggi sui collaboratori di giustizia, le intercettazioni — dice Borsellino — facevano parte di quello che venne chiamato il decreto Falcone. Tutto questo è stato spazzato via». 34 anni dopo la strage di via D’Amelio, il fratello del magistrato ucciso con cinque agenti di scorta elenca, uno per uno, gli strumenti che il governo ha smantellato.

**Il meccanismo.**
Il sistema è preciso e lineare. Ridurre le pene, abolire l’ergastolo ostativo, limitare le intercettazioni, rendere più difficile la collaborazione con la giustizia. Ogni provvedimento, presentato come «riforma garantista», smonta un tassello del dispositivo costruito dopo le stragi del ’92. I voti in Parlamento arrivano compatti. Le forze di maggioranza alzano la mano. Il risultato è che «oggi Palermo è piena di ergastolani usciti dalla galera senza mai aver collaborato», come dice Borsellino, «e continuando dal carcere a gestire la loro famiglia mafiosa». Il decreto legge 13 maggio 1991, n. 152, che introdusse il 41 bis, viene progressivamente svuotato. Le misure di prevenzione patrimoniale, che permettevano di confiscare i beni ai mafiosi anche senza condanna, vengono depotenziate. Ogni riforma porta la firma di un governo che si dice antimafia.

**Le conseguenze per i deboli.**
A pagare non sono i boss. I boss escono, o restano dentro ma continuano a comandare. A pagare sono i magistrati che si trovano senza strumenti, le forze dell’ordine che combattono a mani legate, i cittadini dei quartieri dove la mafia torna a riorganizzarsi, i pentiti che non hanno più protezione. E la memoria. Il fratello di Paolo Borsellino racconta che Fratelli d’Italia ha tentato di «soffiargli il suolo pubblico» di via D’Amelio e di utilizzare il palco, con simboli fascisti esibiti da chi oggi governa. La strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992 costò la vita a Paolo Borsellino e a cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Antonio Vullo. Trentaquattro anni dopo, il fratello del giudice ucciso deve difendere la memoria di suo fratello dai politici che la strumentalizzano mentre ne smantellano l’eredità giuridica.

**La domanda.**
Se il governo che si ispira a Borsellino ha smantellato il decreto Falcone, chi proteggerà i prossimi magistrati che decideranno di sfidare Cosa Nostra?