**Cinquanta operazioni dei vigili del fuoco in dieci ore.** Caltagirone, Castiglione di Sicilia, Palermo, Trapani. Il bollettino degli incendi in Sicilia è da bollettino di guerra. L'allarme rosso della protezione civile — rischio estremo su tutta l'isola — non è una previsione meteo: è un verdetto. Ogni estate la Sicilia brucia. Ogni estate si scoprono piromani. Ogni estate si contano i danni. Ma nulla cambia.

Non è la siccità a far bruciare la Sicilia ogni anno. È un sistema che combina speculazione edilizia, incuria del territorio, assenza di prevenzione e, in molti casi, la mano deliberata del piromane. Il caldo è solo la miccia. Il combustibile lo mette l'uomo.

Il meccanismo

Il meccanismo ha tre ingranaggi. Il primo è la mano criminale: a Palermo e Trapani i carabinieri hanno individuato due presunti responsabili di incendi dolosi, uno arrestato, uno denunciato. Non sono casi isolati. Ogni estate decine di roghi vengono appiccati per speculare sui terreni — cambiarne la destinazione d'uso, liberare aree da pascolo o da costruzione — o semplicemente per delinquere. Il secondo ingranaggio è l'assenza di prevenzione: il territorio non viene pulito, i sottoboschi non vengono curati, le strade tagliafuoco non vengono mantenute. Il terzo è il caldo estremo: temperature percepite di 39 gradi a Palermo, un'ondata di calore che trasforma ogni ettaro di macchia mediterranea in un potenziale focolaio.

I tre ingranaggi girano insieme, ogni estate. E ogni estate il risultato è lo stesso: ettari di bosco distrutti, abitazioni minacciate, animali morti, vigili del fuoco esausti. Poi arriva l'autunno, le fiamme si spengono, e tutto torna come prima. Fino all'estate successiva.

Le conseguenze per i deboli

A pagare sono i residenti delle zone collinari e montane — pastori, agricoltori, piccoli proprietari terrieri — che vedono il loro lavoro andare in fumo. Sono i Comuni, spesso in dissesto finanziario, che devono coprire i costi degli interventi di spegnimento e bonifica. È l'aria che respirano i cittadini delle città vicine, piena di polveri sottili e cenere. Ed è il paesaggio, il vero patrimonio dei siciliani, che si riduce anno dopo anno. Le 50 operazioni in dieci ore di ieri sono il sintomo di una malattia che la politica regionale non ha mai voluto curare.

La domanda