Le carte dell'inchiesta per corruzione che ha coinvolto Gaetano Armao, Nello Musumeci, Raffaele Lombardo e Renato Schifani riportano una situazione patrimoniale sotto pressione. Il quadro è quello di una grande difficoltà economica, tra decreti ingiuntivi, pignoramenti, scadenze e problemi finanziari, legati anche alla fine del matrimonio con l'ex moglie. Nonostante la disponibilità di case tra Roma e Palermo e una preziosa auto d'epoca, il patrimonio sarebbe stato sotto assedio.
Le conversazioni intercettate
Agli atti non figurano solo i presunti passaggi di denaro, ma anche le pressanti richieste di liquidità che Armao avrebbe rivolto a Luigi Matta, avvocato e cultore della materia all'Università di Palermo. Una richiesta non sempre soddisfatta. Matta avrebbe risposto con le parole trascritte dall'intercettazione: Non ce la faccio. Ho prelevato a tempesta per la ristrutturazione della villa a Mondello. Perché gli operai vogliono soldi in contanti.
Armao avrebbe chiesto a Matta anche di intervenire per scongiurare ulteriori pignoramenti. Uno dei casi riguardava la battaglia giudiziaria persa contro Amat, società partecipata dal Comune di Palermo che gestisce il trasporto pubblico nel capoluogo.
La sentenza della Cassazione
A luglio scorso la Cassazione ha respinto il ricorso di Armao per il pagamento di una maxi parcella da 1,3 milioni di euro. Il politico aveva prestato attività di consulente e assistente legale per l'appalto relativo alla rete tranviaria. Armao sosteneva che le somme già ricevute dovessero essere integrate con altre somme. I giudici hanno dichiarato che quelle erano già prescritte.
I magistrati hanno anche ritenuto illegittimo l'affidamento dell'incarico, perché avvenuto in via diretta, senza una procedura pubblica. Il risultato per Armao è stata una condanna al pagamento di circa 50mila euro di spese legali.
Il tentativo di evitare il pignoramento
La vicenda giudiziaria preoccupava il politico per le conseguenze economiche. In una conversazione con Matta, Armao discute di un atto di precetto notificatogli da Amat, per evitare il pignoramento e concordare un piano di rientro. Armao commentava la condanna: Mai sentita una condanna di 50mila euro di spese legali per una causa. Criticava i magistrati che si erano occupati del caso.
Sarebbe entrato in gioco Matta, contattando un funzionario di Amat. L'avvocato avrebbe illustrato la volontà di Armao di saldare il debito, chiedendo però di evitare il ricorso al pignoramento. Ottenuta la disponibilità a valutare una soluzione, Armao avrebbe prospettato a Matta un pagamento rateale da 4mila euro al mese.
Matta riferiva ad Armao le parole del funzionario: Ti devo dire che l'uomo Amat è una persona graziosa. La risposta di Armao era meno conciliante: Un pezzo di merda. Il dibattito giudiziario rimane in corso nell'ambito dell'inchiesta più ampia.