Da martedì 6 ottobre a Siracusa non si raccoglie più il multimateriale, ovvero plastica e metalli. Lo stop riguarda il servizio porta a porta, i centri comunali di raccolta fissi e mobili, le isole ecologiche informatizzate. L’amministrazione ha chiesto ai cittadini di non esporre nulla e di trattenere le frazioni fino a nuova disposizione. Il disservizio è indipendente dalla volontà del Comune e della società Risam, secondo la nota diffusa. Dipende dall’impossibilità oggettiva di scarico alla piattaforma di destinazione, la Domus Ricycle di Augusta.
La piattaforma augustana aveva già bloccato le attività a fine settembre. Ora sono ferme anche Rosolini e Lentini. La città ha svuotato i cassonetti, lavato e separato la plastica, ma ha trovato il cancello chiuso. La crisi non è locale: colpisce l’intera Sicilia e la filiera italiana del riciclo.
Il problema si era già manifestato a novembre 2025, quando Marsala aveva sospeso per alcuni giorni il porta a porta della plastica e diversi Comuni dell’Agrigentino e Francofonte avevano fermato la raccolta. Anci Sicilia denunciava allora seri rischi igienico-sanitari e di incendio negli impianti, chiedendo un incontro urgente alla Regione.
Il prezzo che inverte il mercato
A Spiegare la crisi è il listino. Secondo il quotidiano La Sicilia, il Pet vergine importato dall’Asia costa 750 euro a tonnellata. Quello riciclato in Italia si vende tra 1.200 e 1.300 euro a tonnellata. Chi fabbrica imballaggi sceglie la materia prima vergine perché costa meno. La plastica riciclata resta nei piazzali.
I consorzi Corepla e Coripet non ritirano. Un anno fa i Comuni avevano già segnalato un grave blocco operativo dei consorzi nazionali.
I numeri della crisi nazionale
A novembre 2025 Walter Regis, presidente di Assorimap, associazione dei riciclatori, annunciò «Da oggi fermiamo tutto». Secondo i dati dell’associazione, dal 2021 gli utili del settore sono crollati dell’87%, passando da 150 milioni a 7 milioni nel 2023. Per il 2025 la proiezione è vicina allo zero. Il fatturato dal 2022 ha perso il 30%. Il censimento Ispra del 2024 contava 384 impianti di riciclo, con una capacità annua di oltre 950 mila tonnellate. Molti oggi sono fermi o lavorano a ranghi ridotti, secondo Renewable Matter.
Le soluzioni sul tavolo
Assorimap chiede di obbligare i produttori a usare plastica riciclata. Un regolamento europeo prevede già che gli imballaggi nuovi contengano una quota minima di materiale riciclato, ma l’obbligo scatta solo nel 2030. L’associazione vuole anticipare la scadenza al 2027. Inoltre richiede crediti di carbonio per chi produce materia prima seconda e l’estensione dei certificati bianchi, gli incentivi legati al risparmio energetico.
Il presidente di Corepla, Giorgio Quagliuolo, ha spiegato al Sole 24 Ore che in Italia abbonda il misto poliolefinico, la frazione meno nobile e più difficile da riciclare. Per Plastics Recyclers Europe sono stati chiusi circa 40 impianti di riciclo dal 2023, con Regno Unito e Paesi Bassi in testa. In Europa gli impianti chiusi sarebbero 45.
Intanto i mastelli sono pieni. A Marsala, il 7 ottobre, la plastica non si poteva conferire all’isola ecologica del Salato. L’assessore Daniele Nuccio ha detto a Tp24 che c’è una difficoltà nel conferimento e che lo stop dovrebbe durare poche ore. A Siracusa il blocco dura da una settimana. I cittadini continuano a differenziare, ma senza un compratore la plastica resta in casa.