Palermo, 7 febbraio 2026. Gaetano Armao chiama Pierluigi Matta per sapere quando porterà i soldi. Due giorni dopo, il 9 febbraio, Matta preleva banconote in banca a centro Palermo e si reca all'università. Incontra Armao e gli consegna un cappotto usato come copertura per il pagamento. Gli inquirenti della squadra mobile e della procura di Palermo, coordinati da Maurizio de Lucia, hanno registrato i passaggi di denaro. Entrambi gli avvocati sono finiti sotto inchiesta per corruzione.

Armao è presidente della Commissione tecnica specialistica (Cts) per la Regione Sicilia e consulente giuridico del governatore Renato Schifani. Matta opera da mediatore tra privati e Armao, ricevendo incarichi di consulenza dalle società e versando tangenti al collega. I soldi vengono trasferiti in contanti, nascosti in buste di plastica, buste di carta inserite nelle tasche del cappotto, o riposti in un barattolo cilindrico di metallo dentro un orologio a pendolo nello studio di Armao. Le operazioni sono state riprese e fotografate dagli agenti della squadra mobile di Palermo guidati da Antonio Stafemi.

Le modalità dei pagamenti

Il 9 febbraio Matta porge ad Armao il cappotto e dice di lasciarlo in auto. Poco dopo i due si ritrovano in strada. Matta apre lo sportello, prende il cappotto e lo porge ad Armao, che domanda dove siano i soldi. Matta indica una tasca. Armao indossa il cappotto, tocca le tasche per verificare la presenza di qualcosa, e ringrazia dicendo grazie di tutto. In un'altra occasione Matta incontra l'imprenditore agrigentino Salvatore Vella, anch'egli indagato per corruzione. Dopo la telefonata di Armao per fissare un incontro, Matta sposta uno zaino dal sedile posteriore a quello anteriore, prende una busta bianca contenente qualcosa di voluminoso e la infila nella tasca interna della giacca. Pone poi la busta nel vano centrale del cruscotto, modalità già usata per precedenti dazioni di denaro contante. Quando Armao entra in auto, riceve un pizzino da Matta. Armao dichiara di aver fatto bene a dare il promemoria, poi preleva la busta bianca dal vano portaoggetti dietro il cambio e la infila nella tasca interna del cappotto.

Il ruolo di Armao e Matta

Il prestigioso ruolo di Armao nella Cts e come consulente giuridico del governatore Schifani spinge i privati ad avvicinarsi a lui. L'imprenditore Vella, durante un dialogo con il suo legale, definisce Matta come colui che ha capito che nella vita contano i contatti. I magistrati scrivono nella richiesta di arresto che Matta asseconda consapevolmente uno schema relazionale in cui lo sviluppo e l'attuazione del patto corruttivo vede Armao come centro decisionale titolare del potere pubblicistico. Matta funge da interfaccia visibile e spendibile all'esterno, catalizzando le istanze di illecita agevolazione provenienti dall'imprenditoria disposta a corrispondere tangenti per i propri interessi. Luigi Zancla, presidente della Samo Onlus accusato di corruzione, afferma in un intercetto che la persona nel mezzo è Gaetano Armao, capo della segreteria legale del presidente Schifani. Zancla dichiara di essere stato chiesto 20 mila euro, ma stima che non ci sia prezzo da pagare per quanto fatto.

La procura di Palermo ha chiesto l'arresto per Gaetano Armao e Pierluigi Matta. L'indagine procede con le accuse di corruzione relative ai pareri favorevoli per progetti privati in ambito energetico e sanitario.