Il Gip del Tribunale di Agrigento Giuseppe Miceli ha disposto l'obbligo di dimora per gli imprenditori favaresi Antonino Milioti e Dino Caramazza nell'inchiesta sull'appalto per la manutenzione straordinaria dell'arteria che collega la SS640 alla SS115. La decisione è stata presa su richiesta del pubblico ministero, come riportato da Grandangolo in un articolo a firma di Giuseppe Castaldo. I due lasciano così gli arresti domiciliari nel procedimento riguardante la strada nota come Mosella.

A beneficiare concretamente della misura meno afflittiva sarà solo Milioti. Caramazza rimane infatti sottoposto agli arresti domiciliari per un'altra vicenda giudiziaria, quella relativa alla presunta corruzione al Comune di Sommatino. Per questo motivo gli effetti pratici del provvedimento saranno diversi per i due indagati.

La decisione arriva dopo un altro passaggio giudiziario importante. Nei giorni scorsi il Tribunale del Riesame, accogliendo la richiesta della difesa, aveva annullato la misura interdittiva nei confronti dell'ingegnere Salvatore Castaldo, direttore dei lavori dell'appalto della Mosella.

Le contestazioni restano invariate

Il quadro delle contestazioni al centro dell'inchiesta non cambia. Secondo la ricostruzione della Procura di Agrigento riportata da Grandangolo, la società Andiva s.r.l. sarebbe stata costituita ad hoc dagli imprenditori e formalmente intestata a Giovanna Palillo e Calogero Valenti, indicati come prestanome. Andiva avrebbe partecipato alla procedura insieme alla EdilRoad, riconducibile ai Caramazza, e alla Cargroup, riconducibile a Milioti, aggiudicandosi poi i lavori.

Secondo gli inquirenti dietro Andiva vi sarebbero stati in realtà Caramazza e Milioti. La società sarebbe stata utilizzata per partecipare alla gara sotto una fittizia identità con lo scopo di eludere controlli in materia antimafia ed eventuali misure di prevenzione. Si tratta dell'ipotesi accusatoria che dovrà essere provata nel processo.

I numeri dell'inchiesta

Il reato di turbata libertà degli incanti viene contestato ad Antonino Milioti, Dino Caramazza, Federica Caramazza, Calogero Valenti, Giovanna Palillo e al funzionario comunale Gaspare Triassi. A Palillo e Valenti viene contestato inoltre il trasferimento fraudolento di beni. A Triassi e al collega Vincenzo Galletti è contestata anche l'ipotesi di truffa aggravata per le erogazioni pubbliche.

Una delle contestazioni più pesanti riguarda il computo metrico della bitumazione della Mosella. Secondo la Procura sarebbe stato dolosamente alterato per oltre 400 mila euro. Sarebbe stata indotta in errore la stazione appaltante, il Comune di Agrigento, ottenendo vantaggi economici per alcuni soggetti coinvolti. All'ingegnere Castaldo e all'architetto Alessandro Rizzo, suo cognato, viene contestata l'ipotesi di induzione indebita a dare o promettere denaro o utilità per una consulenza superiore a 100 mila euro.

Andiva è stata sottoposta a sequestro preventivo e affidata a un amministratore giudiziario. Il procedimento continua e saranno nelle sedi giudiziarie competenti che dovranno essere verificate le ipotesi formulate dalla Procura. Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.