**Il fiume Naro è fortemente inquinato.** Lo dice Goletta Verde, la campagna di Legambiente che da anni monitora le coste italiane. Alla foce del fiume, in località Cannatello, sulla costa di Agrigento, i batteri indicatori di contaminazione fecale — Escherichia coli ed Enterococchi intestinali — superano ogni limite. Il punto è stato classificato come «fortemente inquinato». Come la foce del Cansalamone a Sciacca. Come quella del Palma a Licata. Tutti e tre i punti monitorati in provincia di Agrigento sono oltre la soglia.
Non è un caso isolato. È il sistema di depurazione siciliano che non funziona. Dei 23 punti campionati in sei province, 16 sono risultati oltre i limiti di legge. Il 70 per cento.
Il meccanismo
Il meccanismo ha radici profonde. Da un lato, l'assenza o il malfunzionamento della rete fognaria e depurativa: interi quartieri come il Villaggio Mosè ad Agrigento convogliano reflui in impianti sottodimensionati, quando non sequestrati dalla magistratura. Dall'altro, l'abusivismo edilizio — sanato ma mai urbanizzato — che ha moltiplicato gli scarichi diretti nei valloni che confluiscono nel Naro. E poi i crimini agro-industriali: scarichi di aziende agricole e zootecniche che la magistratura europea ha più volte censurato. Tre filoni che si intrecciano in un'unica, grande assenza di controllo.
Il risultato è che l'acqua del fiume Naro arriva al mare carica di batteri. Una contaminazione che si poteva prevenire con depuratori funzionanti, con reti fognarie manutenute, con ispezioni regolari. Niente di tutto questo è stato fatto.
Le conseguenze per i deboli
Il cittadino che va al mare a Cannatello non lo sa. Perché nel 43% dei punti in cui il divieto di balneazione sarebbe obbligatorio, il cartello non c'è. Nel 91% dei casi mancano i pannelli informativi sulla qualità dell'acqua. Il bagnante fa il bagno nell'acqua contaminata senza saperlo. I bambini giocano sulla riva. I turisti — quelli da cui Agrigento dice di voler vivere — prenotano stabilimenti su coste che un'analisi microbiologica descriverebbe come fogne a cielo aperto. Chi paga? Il cittadino che si ammala, il turista che non torna, il pescatore che vede il suo mare morire.