Secondo la sentenza d'appello sulla Trattativa, pubblicata dal sito Domani, gli intercetti di Totò Riina raccontano la fretta nell'organizzazione della strage di via D'Amelio. Nelle conversazioni captate il 6, 20 e 29 agosto 2013, Riina afferma che l'attentato non era stato studiato da mesi, ma preparato in giornata. La Corte d'Appello interpreta queste dichiarazioni come riferimento alla sequenza finale dell'iter attuativo, non alla pianificazione complessiva.

La sentenza sottolinea che la rapidità di esecuzione corrisponde alla fase in cui l'auto imbottita di tritolo fu spostata in un garage nei pressi della Fiera del Mediterraneo. Il giorno precedente alla strage, Spatuzza ricevette l'ordine di rubare le targhe da apporre alla Fiat 126 parcheggiata in via D'Amelio. I killer avevano ricevuto la conferma che Borsellino sarebbe andato a trovare la madre domenica 19 luglio 1992.

L'auto non poteva essere lasciata parcheggiata per più giorni, quindi fu piazzata non prima del giorno prima dell'esplosione. Secondo la ricostruzione di Spatuzza, l'attentato fu messo in atto in meno di 48 ore dopo la conferma della presenza della vittima. Tuttavia, la scelta del luogo e del momento era frutto di un'accurata pianificazione durata diverse settimane.

Non vi sono elementi che diano certezza del concreto avvio dell'operazione prima del 4 luglio 1992, data probabile della commissione del furto della Fiat 126 a Spatuzza. La denuncia del furto fu sporta dalla proprietaria Valentina Valente il 10 luglio 1992. Il disco verde di Riina per l'operazione risale verosimilmente all'ultima decade di giugno 1992, come riferisce Cancemi.

I tempi della strage

La strage di via D'Amelio fu organizzata e attuata in un tempo decisamente inferiore a quella di Capaci. La strage di Capaci richiese diversi mesi, dai primi marzo 1992, quando Ferrante ritornò dalla trasferta romana, fino al 23 maggio 1992. Riina si compiaceva della fulmineità dell'azione, secondo gli intercetti.

Le indagini di Borsellino

Il trasferimento di Borsellino alla procura di Palermo era avvenuto a gennaio 1992, con l'incarico di procuratore aggiunto e l'immediato inserimento nella DDA. La DDA era stata istituita con decreto legge 20 novembre 1991 n. 367, convertito in legge 20 gennaio 1992 n. 8. Borsellino aveva ricevuto delega dal procuratore Giammanco per i procedimenti mafia nei territori di Trapani e Marsala, poi estesa ad Agrigento e Sciacca. Nonostante ciò, Borsellino si era imposto come punto di riferimento per le indagini sulla criminalità organizzata.

Nei giorni e nelle settimane successive alla strage di Capaci, i capi corleonesi avrebbero maturato la convinzione di non procrastinare ulteriormente l'esecuzione. Ripetute esternazioni di Borsellino sull'indagine mafia e appalti erano culminate nell'incontro del 25 giugno 1992 alla caserma Carini con Mori e De Donno. L'incontro era stato organizzato dal collaboratore Canale, processato e assolto per concorso esterno in associazione mafiosa.