UNA AUTORIMESSA DELLA ZONA INDUSTRIALE DI CATANIA È STATA BLOCCATA DOPO UN’ISPEZIONE CONGIUNTA. La questura ha coordinato il controllo con i tecnici dell’Arpa, lo Spresal dell’Asp e gli ispettori dell’Ispettorato territoriale del lavoro. Dentro è stata scoperta un’attività abusiva di verniciatura svolta senza cabine idonee e senza autorizzazioni per le emissioni in atmosfera. Al termine, il legale rappresentante dell’attività è stato denunciato all’autorità giudiziaria.
Diffuso sversamento sul suolo di sostanze chimiche, fusti di oli usati senza bacini di contenimento, un terreno gravemente compromesso da un recente sversamento di additivo per auto. Tutto dentro un’area industriale, cioè accanto ad altre attività e ai loro lavoratori.
Il meccanismo
Il quadro ricostruito dagli ispettori è quello di un deposito abusivo e incontrollato di scarti metallici, pneumatici fuori uso e batterie esauste, lasciati esposti alle intemperie. In alcune aree tracce di combustione ad alto rischio di tracimazione. Sul versante sicurezza sul lavoro, sanzioni per oltre 7 mila euro per macchinari con i dispositivi di sicurezza disattivati, anomalie alla rete elettrica, assenza di percorsi separati tra pedoni e mezzi pesanti, estintori mai manutenuti. Provvedimenti d’urgenza applicati ai sensi del codice dell’ambiente: stop immediato all’autolavaggio, prescrizioni per mettere a norma i depositi, obbligo di avviare la bonifica e la caratterizzazione dei terreni contaminati sotto la vigilanza di Arpa Sicilia e il monitoraggio della polizia giudiziaria.
Il meccanismo da guardare qui non è il singolo titolare denunciato. È l’economia dell’elusione: ogni autorizzazione saltata, ogni bacino di contenimento non installato, ogni cabina di verniciatura non costruita è un costo che l’attività non sostiene e scarica altrove. Lo scarica sul terreno, sull’acqua che passa sotto la zona industriale, sui polmoni dei suoi stessi dipendenti. La concorrenza scorretta funziona esattamente così: chi rispetta le norme paga, chi le aggira vende più economico. Finché gli ispettori non entrano, il guadagno è continuo; quando entrano, la bonifica costa molte volte di più di tutto il risparmio, e la paga comunque la collettività.
Le conseguenze per i deboli
Prima di tutto i lavoratori di quel capannone, che ogni giorno operavano accanto a macchinari con le protezioni spente e una rete elettrica anomala: la sicurezza disattivata è un risparmio fatto sul loro corpo. Poi chi vive e lavora nell’area, che scopre solo durante un’ispezione di aver camminato per mesi accanto a un deposito di batterie e pneumatici all’aperto. E infine il territorio, con terreni da caratterizzare e bonificare sotto vigilanza pubblica: spesa pubblica generata da profitto privato. Le sanzioni da 7 mila euro, in questo bilancio, sembrano più un biglietto d’ingresso che una deterrenza.