Calo delle presenze superiore al 50 per cento rispetto alle stagioni precedenti. È il bilancio che la Faita Federcamping traccia per i campeggi e le strutture ricettive all’aperto della Sicilia, in un’estate che rischia di chiudersi in modo irreversibilmente negativo.

Non è il maltempo, non è il gusto dei turisti cambiato. È aritmetica dei biglietti: raggiungere la Sicilia costa, e chi viaggiava in camper ha fatto i conti in tasca prima di partire. L’isola è uscita dal mercato delle vacanze accessibili senza che nessuno in Regione abbia alzato un dito in tempo.

Il meccanismo

Giuseppe Zingales, segretario regionale di Faita Federcamping, lo dice senza giri di parole: il traghetto per la Sicilia è diventato un lusso, e il costo del carburante rende il viaggio insostenibile per molte famiglie. Il risultato è che migliaia di turisti hanno scelto mete più accessibili. Stessa spiaggia, stesso sole, pedaggio inferiore.

Dietro c’è un ingranaggio che la Regione conosce bene: tariffe dei collegamenti marittimi in mano a operatori privati, accise sul carburante decise altrove, e una politica regionale che guarda la stagione turistica come un dato meteorologico invece che come un’economia da difendere. Il campeggio è il termometro più onesto del turismo: chi ci va spende poco, e quando spendere poco basta ancora a bloccarlo, vuol dire che il prezzo della porta d’ingresso ha superato la soglia della classe media.

L’inverno aveva già colpito il settore con eventi meteo estremi. La stagione estiva era l’unica finestra per rifarsi: strutture open air che chiudono i conti dell’anno sugli incassi estivi. Mezza stagione persa non è un calo, è una perdita secca che molte imprese non recupereranno.

Faita lancia un appello alla politica regionale: misure urgenti per contenere i rincari e recuperare almeno una parte della stagione. Con un avvertimento netto: ogni settimana di inazione riduce i margini di intervento. Tradotto: ormai è tardi per gran parte dell’estate, la questione è salvare il resto.

Le conseguenze per i deboli

Primo anello: le imprese familiari dei campeggi, che assumono stagionali e fanno girare commercio vicinissimo. Secondo anello: i lavoratori stagionali che quest’anno non verranno chiamati. Terzo anello: le famiglie dei turisti, costrette a desistare o a indebitarsi per un traghetto che un tempo costava la metà.

Chi possiede le navistiche incassa anche con i pontoni mezzi vuoti. Chi vive di presenze no. Di nuovo, la crisi la pagano gli stessi.

La domanda