Tra Sciara, Termini Imerese e Cerda qualcuno vorrebbe costruire un impianto di biometano alimentato da reflui zootecnici e scarti agroalimentari: pollina, pastazzo di agrumi, liqui-letame, sansa di olive. Una condotta porterebbe il gas a 20 atmosfere attraverso una fetta di campagna con aziende agricole e centinaia di case abitate tutto l’anno. I sindaci dei due comuni principali hanno detto no, insieme ai cittadini riuniti in assemblea.

L’iter autorizzativo di questi impianti è gestito a livello regionale. I Comuni intervengono solo in Conferenza dei Servizi, a lavori quasi decisi. E infatti nessun deposito ufficiale del progetto è ancora arrivato agli uffici tecnici. Si discute di un impianto che formalmente non esiste ancora, ma che esiste già abbastanza da far paura a chi vive là.

Il meccanismo

Funziona così: la Regione decide, il territorio subisce. Le autorizzazioni finali sono di competenza della Regione Siciliana, i Comuni sono chiamati a esprimere pareri urbanistici, viari e ambientali quando il progetto è già disegnato. Chi abita lungo la condotta scopre la pollina dal comunicato stampa, non dalla consulta pubblica.

Il comitato nascente annuncia che seguirà l’iter passo dopo passo, chiedendo trasparenza su ogni elemento. Le preoccupazioni hanno un nome preciso: impatto odorigeno ed emissivo, compatibilità con un territorio che vive di agricoltura, residenza, turismo, archeologia. E c’è una memoria che pesa: l’area conosce già le esperienze tristi della zona industriale vicina. Nessuno vuole la seconda edizione.

I sindaci di Termini Imerese e Sciara si sono schierati con i proprietari dei terreni interessati e con la tutela della salute pubblica. In Sicilia è ancora notizia quando un amministratore si mette dalla parte dei cittadini prima che arrivi il bando.

Le conseguenze per i deboli

Chi guadagna da un impianto simile è chiaro: chi lo gestisce e chi vende il gas. Chi rischia è altrettanto chiaro: le famiglie delle centinaia di case attorno, gli agricoltori che ci lavorano la terra, i bambini che respirano quel vento. Quando la salute pubblica entra in un bilancio aziendale come voce di costo esterna, la paga sempre lo stesso schieramento.

Il biometano può anche essere una buona cosa. Ma il posto dove metterlo non lo decide chi produce i reflui. Lo decide chi deve viverci accanto.

La domanda