Legambiente, WWF, CGIL e altre otto organizzazioni siciliane hanno disertato l'audizione telematica della Regione sui termovalorizzatori di Palermo e Catania e hanno notificato una diffida formale: quindici giorni di Ferragosto per esaminare 184 elaborati tecnici, con l'inchiesta pubblica respinta.
Quando lo Stato concede quindici giorni in agosto per leggere centottantaquattro documenti tecnici su opere da decenni, non sta semplificando una procedura. Sta decidendo chi può partecipare e chi deve restare fuori.
**Il meccanismo.**
Il Dipartimento Ambiente della Regione Siciliana aveva convocato l'audizione telematica del 25 agosto sulle modifiche ai progetti dei due inceneritori. Sindacati, associazioni ambientaliste e società civile non si sono presentati: legittimare, dicono, una procedura viziata. Le obiezioni sono tre e sono precise. Primo: i termini. Quindici giorni, nel pieno di agosto, per analizzare 184 nuovi elaborati che secondo le associazioni non sono integrazioni ma una riprogettazione sostanziale, tale da richiedere i termini ordinari. Secondo: la forma. Al posto dell'inchiesta pubblica richiesta, un'audizione a video. Terzo: la proroga negata, in contrasto con i principi di partecipazione effettiva della Convenzione di Aarhus, che garantisce ai cittadini di incidere sui procedimenti ambientali.
La risposta delle associazioni non resta sulla carta: Legambiente Sicilia, Wwf Sicilia, Zero Waste Sicilia, Lipu, Associazione idrotecnica italiana, Cgil, Arci, Federconsumatori, Italia Nostra e M5S hanno già notificato la diffida e annunciano ricorso al Tar per eccesso di potere, carenza di istruttoria e violazione di legge.
**Le conseguenze per i deboli.**
Gli inceneritori di Palermo e Catania vivranno dove vivono i quartieri che non fanno causa: periferie, zone industriali, comuni con meno avvocati. Le emissioni non scelgono i ceti. La partecipazione sì: chi ha tecnici retribuiti legge 184 elaborati in quindici giorni, chi ha volontari no. Comprimere i tempi è un modo di scegliere i vincitori prima della gara.
E resta il nodo di fondo: la Regione vuole chiudere l'era delle discariche, obiettivo condivisibile. Ma un'opera di forte impatto ambientale e sanitario che nasce dentro una procedura contestata porterà per tutta la vita i sigilli del dubbio, come ogni grande opera siciliana costruita in fretta.
**La domanda.**
Se il progetto è buono, perché avere paura di un'inchiesta pubblica?