Quattro detenuti del carcere minorile Malaspina di Palermo sono stati trasferiti fuori dalla Sicilia dopo l'incendio scoppiato durante i disordini nell'istituto. In totale sono stati undici, tra agenti e detenuti, i trasportati in ospedale. Cinque gli agenti feriti già ricoverati nelle prime ore, secondo quanto ricostruito nei giorni scorsi. L'amministrazione penitenziaria ha scelto la dispersione: i ragazzi più coinvolti nei disordini finiranno in istituti lontani, fuori regione.

Un carcere minorile che brucia e si svuota a colpi di trasferimenti non è una crisi risolta. È una crisi spostata. I ragazzi cambiano regione, i problemi no.

Il meccanismo

Il Malaspina è l'unico istituto penitenziario minorile della Sicilia. Ciò significa che ogni tensione si concentra in un unico luogo: non esiste un secondo istituto dove scaricare, separare, diluire. Quando scoppia la rivolta, l'unica valvola disponibile è il trasferimento. E il trasferimento, per definizione, manda i detenuti dove il loro mondo non arriva: fuori dall'isola, lontano dalle famiglie, lontano dai legali, lontano da chi li visita.

È un meccanismo che risolve il problema dell'ordine pubblico immediato e ne crea uno più profondo. La letteratura sulla devianza minorile dice una cosa semplice: la distanza familiare aumenta la recidiva. Un sedicenne trasferito al nord riceve meno visite, perde i riferimenti educativi, esce con un bagaglio di rabbia maggiore. L'ordine nel reparto torna, l'ordine nella vita no.

Le conseguenze per i deboli

I primi feriti di un incendio in carcere sono sempre i più fragili: agenti che presidiano turni scoperti e ragazzi che vivono celle sovraffollate. Undici trasportati in ospedale in un istituto minorile non è una statistica, è un allarme sanitario. Dietro ci sono condizioni di detenzione di cui si parla solo quando brucia qualcosa.

Poi ci sono le famiglie, che da oggi devono raggiungere un figlio detenuto con un traghetto o un aereo. Per una famiglia palermitana o catanese di condizione umile, visitare un ragazzo trasferito al Nord significa perdere una giornata di salario ogni volta. La punizione, formalmente rivolta al singolo, ricade su chi non ha commesso alcun reato: madre, padre, fratelli.

La domanda