Una società nata pochi mesi prima della gara. Una sede in una cooperativa di Monserrato. Un appalto da 3,2 milioni di euro per la manutenzione straordinaria della strada Mosella. È questo il perimetro dell'inchiesta che ha portato ai primi arresti, coordinata dalla Procura di Agrigento. Il gip Giuseppe Miceli ha disposto gli arresti domiciliari per gli imprenditori Antonino Milioti, 46 anni, e Dino Caramazza, 45 anni — al suo terzo arresto in poco più di un anno.
Non è la storia di un singolo appalto truccato. È la radiografia di un sistema: società nate per vincere gare, intestate a prestanome, con il controllo effettivo nelle mani di imprenditori già noti alle cronache giudiziarie. Un sistema che si ripete identico in ogni provincia siciliana, con i nomi che cambiano ma il copione che resta lo stesso.
Il meccanismo
Il meccanismo è ormai noto: si crea una società nuova, pulita, senza debiti e senza precedenti. La si iscrive alla gara insieme ad altre imprese riconducibili agli stessi interessi. Si vince — magari a sorteggio — e si incassa. Il problema, per gli indagati, è che il copione era già stato smontato da Report Sicilia nel novembre 2025, quando il giornalista Giuseppe Di Rosa aveva analizzato la documentazione pubblica e posto le domande che oggi la Procura ha trasformato in contestazioni formali: turbata libertà degli incanti, trasferimento fraudolento di valori, truffa aggravata, induzione indebita. E in più, un computo metrico alterato per oltre 400 mila euro e una consulenza professionale da 100 mila euro che, secondo gli inquirenti, sarebbe servita a pagare i rapporti tra il direttore dei lavori e gli altri soggetti coinvolti.
Le conseguenze per i deboli
Chi ci perde? I contribuenti. Perché quei 3,2 milioni di euro sono soldi pubblici destinati a una strada che forse non verrà mai sistemata come dovuto. Perché quando un appalto viene gonfiato, il vero costo lo pagano i cittadini: strade dissestate, opere incompiute, fiducia tradita. E per Dino Caramazza, quello di oggi è il terzo arresto in un anno — segno che il sistema giudiziario intercetta ma non ferma, che si può essere arrestati più volte per lo stesso genere di reati.