TELECAMERE CHE GUARDANO, RIFIUTI CHE SI ACCUMULANO — Siracusa: al Parco Robinson il degrado peggiora nonostante la videosorveglianza installata due anni fa
Antonio Varotto, vigilante in servizio in una struttura privata della zona, denuncia il ripetersi da anni di abbandoni di rifiuti nei pressi del Parco Robinson di Siracusa. Almeno due anni fa sono state installate delle telecamere, ma secondo la segnalazione il problema non si risolve ed è persino peggiorato. I cittadini chiedono controlli, pulizie e verifiche sull’effettivo funzionamento degli impianti.
Due telecamere puntate sui rifiuti e i rifiuti aumentano: la sorveglianza senza sanzione non è un deterrente, è una scenografia. E qualcuno paga la scenografia.
Il meccanismo
Installare telecamere è la risposta che costa poco alla politica: un bando, un appaltatore, un cartello con la scritta area videosorvegliata. Risolve l’immagine del problema senza toccare il problema. Perché la telecamera da sola non multa nessuno: servono personale che guardi le registrazioni, accerti che identificano gli autori, verbali che si trasformano in sanzioni, e un servizio di rimozione che faccia sparire ciò che si accumula. Ogni anello di questa catena richiede risorse ricorrenti, e le risorse ricorrenti non fanno foto da inaugurazione.
Così il territorio si popola di dispositivi che filmano e di discariche che crescono. L’abusatore impara presto la lezione: chi deposita di notte sa che nessuno rilegge i nastri. Il cittadino virtuoso invece guarda il cartello e si chiede a cosa serva averlo pagato. Il degrado, nel frattempo, fa da pubblicità negativa all’intera area: chi abbandona un sacco di rifiuti in un luogo già sporco lo fa più facilmente, è la regola del vetro rotto applicata all’ambiente urbano.
Le conseguenze per i deboli
Le aree verdi sono i cortili di chi non ne ha uno. Il Parco Robinson è frequentato da famiglie, anziani, ragazzi: è il polmone libero di un quartiere. Quando l’area degrada, i primi ad andarsene sono quelli che possono permettersi alternative, e restano coloro che non hanno scelta. Il costo della bonifica poi torna sulla comunità attraverso il bilancio comunale, cioè sulle tasse degli stessi cittadini che hanno subito il danno.
La richiesta dei residenti è precisa: che la videosorveglianza diventi controlli, sanzioni e interventi costanti. Tradotto: che le istituzioni completino il lavoro iniziato, invece di fermarsi all’installazione. Un impianto di sicurezza senza conseguenze è un costo, non un servizio.