MORTO TRA I FILARI ALLE DUE DEL POMERIGGIO — Chiaramonte Gulfi: bracciante tunisino di 55 anni muore al lavoro nelle campagne di Roccazzo, probabile malore legato al caldo
Un bracciante agricolo tunisino di circa 55 anni, residente a Comiso da oltre trent’anni, è morto domenica 23 agosto mentre lavorava nelle campagne di Roccazzo, frazione di Chiaramonte Gulfi. Stava conducendo un trattore quando, poco dopo le 13, sarebbe stato colpito da un infarto. Caduto dal mezzo, il trattore ha proseguito per alcuni metri prima di fermarsi contro un palo. Disposta l’ispezione cadaverica del medico legale, effettuata al cimitero di Vittoria.
Poco dopo le 13, nel pieno del sole di agosto, tra i filari. Nessuna norma scritta può riportare in vita questo uomo. Ma molte norme potevano tenerlo lontano da quel campo in quell’ora.
Il meccanismo
Il bracciante agricolo stagionale è il lavoratore invisibile per eccellenza: contratti brevi, aziende agricole sparse, controlli difficili, turni detti dal ritmo delle colture e non dai calendari della sicurezza. Con l’emergenza climatica il rischio termico è diventato il primo pericolo nei campi, e le ordinanze regionali che vietano i lavori nelle ore centrali della giornata restano sulla carta. In campagna nessuno timbra un cartellino: sapere a che ora un uomo stesse zappando richiede ispezioni che quasi non arrivano.
La morte verrà classificata probabilmente come malore. Ma il malore ha un contesto: temperatura, umidità, ore di esposizione, possibilità di ombra e di acqua. Quando il contesto è quello di un campo siciliano a metà agosto, la parola malore nasconde più di quanto riveli. Sul corpo erano presenti ferite provocate, secondo gli accertamenti, dopo il decesso: dettaglio tecnico che racconta da solo la solitudine della morte, arrivata senza testimoni vicini.
Le conseguenze per i deboli
L’uomo lavorava nella stessa azienda da oltre trent’anni. Aveva tre figlie, due a Comiso e una che studia in Belgio. La moglie è morta sedici anni fa. Ora la comunità islamica di Comiso, attraverso il suo presidente Zouhaier Amor del centro culturale Ar-Rahman, segue il rimpatrio della salma verso la Tunisia, dove si terranno i funerali. Dietro le procedure c’è una famiglia che ha perso il suo unico sostegno in un campo di proprietà altrui, con la dignità di chi non ha mai smesso di lavorare.
A ogni ondata di caldo i morti nei campi tornano nelle cronache, sempre gli stessi volti: migranti, precari, uomini che nessun sindacato vede e nessuna ispezione conta. Finché il costo della sicurezza resterà a carico del più debole della catena, il raccolto avrà sempre un prezzo in vite.