IL COMMISSARIO E LE ALTERNATIVE — Palermo: Sbardella apre al bis di Schifani e Lagalla ma Fratelli d'Italia tiene pronti almeno quattro nomi

Luca Sbardella, commissario regionale di Fratelli d'Italia, ha dichiarato al sito ilsicilia.it che il partito non mette in discussione l'ipotesi di un secondo mandato di Renato Schifani alla presidenza della Regione e di Roberto Lagalla a sindaco di Palermo. Ma ha aggiunto che in caso di sostituzione del governatore non è scontato che Forza Italia mantenga il diritto di esprimere il candidato, e che sulla guida di Palazzo delle Aquile la sua formazione vanta «almeno quattro o cinque nomi».

Non è un caso. Non è mai un caso quando un partito dichiara fedeltà a un alleato e nello stesso respiro pubblica la lista dei suoi sostituti. Il sostegno è la cornice. La lista è il quadro.

**Il meccanismo.**
Sbardella ha ricordato che «lo stesso partito di Schifani ha più volte provato a mettere in discussione la sua ricandidatura». Ha così spostato la responsabilità della crisi sull'alleato, tenendo per sé il ruolo di arbitro. Sul palermitano, il commissario definisce «più che legittima, direi addirittura meritevole» l'iniziativa di Carolina Varchi con il progetto Palermo Capitale, pur dichiarando che la ricandidatura di Lagalla «non è in discussione». I nomi che circolano dentro Fratelli d'Italia, secondo le sue stesse parole riferite da BlogSicilia, includono l'assessore regionale Alessandro Aricò, il sottosegretario Giampiero Cannella e l'eurodeputato Giuseppe Milazzo. Ogni nome è una poltrona già costruita. La candidatura serve a trasformarla in un'altra.

Nessuno di questi passaggi parla di programmi. Non c'è una riga su come si governa Palermo o la Regione. C'è solo la spartizione preventiva delle sedi, fatta prima che gli elettori siano convocati.

**Le conseguenze per i deboli.**
Chi vive la città vede l'amministrazione trasformarsi in sala d'attesa di una campagna permanente. Ogni decisione urbanistica, ogni concorso, ogni piano viene letto attraverso la domanda: a chi serve per il bis? Il funzionario diligente non riceve carriera, il cliente giusto la riceve. E il votante scopre che le liste erano già scritte altrove, tra un commissario e una segreteria nazionale, prima ancora del manifesto elettorale.

La classe politica che si rinnova così non rinnova nulla: ruota le stesse facce attorno alle stesse poltrone.

**La domanda.**
Se i candidati si scelgono prima dei voti e i voti servono solo a ratificare, che cosa resta, esattamente, della promessa della democrazia?