L'emergenza Etna è rientrata e con lei è finita anche l'attenzione per l'aeroporto di Comiso. Durante la crisi lo scalo Pio La Torre ha retto l'urto deviando 220 voli e gestendo 23 mila passeggeri. Ora i senatori di Fratelli d'Italia Salvo Sallemi, Salvo Pogliese e Raoul Russo chiedono una riflessione strutturata: Comiso non può essere considerata una semplice ruota di scorta nei momenti di crisi.

L'aeroporto funziona quando Catania è in cenere e torna in secondo piano appena il vulcano si calma. Questo ciclo, ripetuto per anni, è la fotografia di una Sicilia che investe nell'emergenza e dimentica la programmazione.

Il meccanismo

I numeri dell'emergenza raccontano una realtà diversa dai timori: lo scalo ragusano ha assorbito traffico pieno, senza fermarsi. Dimostra di avere piste, torre di controllo e personale capace. Ciò che gli manca è ciò che si costruisce solo con pianificazione pluriennale: piazzole più ampie, magazzini cargo, personale strutturato, collegamenti terrestri che non dipendano da navette d'emergenza.

I tre parlamentari indicano tre priorità: ampliare la piazzola di sosta degli aeromobili, potenziare le strutture, rafforzare l'organico del personale. Accanto, ricordano i fondi già programmati con il Fondo per lo sviluppo e la coesione per viabilità e collegamenti e quelli previsti per l'area cargo. Chiedono infine connessioni vere tra Comiso e lo scalo etneo: navette dedicate, collegamenti ferroviari veloci, avanzamento dell'arteria Ragusa-Catania. Tutto plausibile, tutto scritto bene. Ma il meccanismo da dissezionare è un altro: ogni emergenza produce note congiunte, promesse e interrogazioni, e ogni rientro della cenere le riporta nel cassetto. La continuità territoriale viene celebrata come conquista, mentre l'infrastruttura resta sottodimensionata per undici mesi l'anno.

Un sistema aeroportuale sinergico, come scrivono i senatori, richiede soldi certi e tempi certi. Non comunicati congiunti a fine crisi. La differenza tra le due cose, in Sicilia, si misura in decenni di scali nati e mai cresciuti.

Le conseguenze per i deboli

Per il turista la deviazione è un inconveniente raccontato sui social. Per il ragusano che lavora nel turismo, per l'impresa che spedisce merci, per lo studente che prende un aereo low cost per studiare, la precarietà dello scalo è un costo continuo: rotte instabili, collegamenti mancanti, opportunità che scelgono altri territori. Le infrastrutture decidono chi resta e chi emigra. In questo gioco chi perde di più è chi non può permettersi alternative.

La domanda