Resta accertato, secondo la decisione della Corte d'Appello di Palermo sulla Trattativa, l'apporto che l'iniziativa dei carabinieri ebbe nel far prendere corpo al proposito dei vertici mafiosi di un vero e proprio ricatto allo Stato. La minaccia arrivò all'allora ministro della Giustizia Giovanni Conso. La prova, scrive Domani nel blog Mafie di Attilio Bolzoni e Francesco Trotta, sta nelle ragioni della decisione di non prorogare i decreti applicativi del 41bis in scadenza nel novembre 1993, sotto il governo Ciampi.

Le stragi erano appena finite e il regime differenziato stava spezzando Cosa Nostra dall'interno. Proprio in quei mesi il 41bis non fu prorogato. Chi ha letto questa coincidenza come un caso, oggi deve confrontarla con una sentenza che parla di ricatto consumato.

Il meccanismo

Il nodo giuridico è sottile e racconta tutto. Se fosse vera una trattativa, cioè uno scambio negoziale tra Stato e mafia, il governo non potrebbe essere considerato vittima di minaccia: chi negozi acconsente. Se invece non vi fu alcuna negoziazione ma solo imposizione unilaterale, occorre dimostrare che i carabinieri veicolarono verso il governo non una proposta di dialogo ma la minaccia pura di nuove stragi. Gli atti d'appello dei tre ex ufficiali del Ros puntano sul primo binario. La sentenza, secondo quanto ricostruito da Domani, conferma che i carabinieri non ebbero mai autorizzazione dal governo a esplorare un canale con Cosa Nostra, che il ruolo propulsivo di Calogero Mannino non trova prova, e che il canale passò comunque per Vito Ciancimino, per il tramite di Cinà, verso i vertici dell'organizzazione.

Cioè: due funzionari dello Stato si mossero da soli verso i boss, e i boss lessero quel movimento come l'apertura di un canale con un'autorità sovraordinata ai suoi emissari. Da lì il passo al ricatto fu breve. E la mancata proroga del 41bis arrivò.

Le conseguenze per i deboli

Trent'anni di processi sono stati pagati dalle famiglie delle vittime delle stragi, che hanno cercato la verità contro depistaggi e versioni ufficiali. Ogni volta che la verità si sfalda, per loro riparte il conteggio. E per i cittadini resta il messaggio pericoloso: che lo Stato possa essere trattato come una controparte, non come un potere.

La domanda