Una fattoria con ristorazione opera nel cuore del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. È la Fattoria Valle dei Templi, riconducibile a Terre del Barone Società Agricola S.r.l., sviluppata per circa 19 ettari interamente dentro il perimetro del parco.
La struttura si presenta come azienda biologica e agroecologica situata nel cuore del sito più visitato della Sicilia. Sul suo sito non si vende soltanto prodotto agricolo: è pubblicizzata la ristorazione, con servizio al tavolo e fast-food agricolo. La stampa ha descritto l'offerta denominata Agrifast-Food, con servizio al tavolo dentro il Baglio e self-service sulla terrazza. In estate le aperture sono quotidiane, dalle 18 alle 23.30, con servizio di trenino fino a mezzanotte. Report Sicilia precisa di non formulare accuse e di non sostenere che l'attività sia irregolare. Chiede una cosa: conoscere i titoli che consentono ristorazione, somministrazione e servizi al pubblico in uno dei luoghi più tutelati della Sicilia.
Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è quante altre attività vivano dentro i vincoli pubblici senza che nessun cittadino abbia mai visto un singolo atto autorizzativo.
Il meccanismo
Un dossier sul paesaggio rurale storico della Valle dei Templi descrive un territorio composto da proprietà demaniali e private, e indica espressamente tra le seconde questa azienda. Essere proprietari di un terreno dentro il parco, però, non cancella i vincoli che gravano sull'area. La proprietà privata disciplina il possesso, non l'uso. Per aprire tavoli, cucine e trenini turistico-agricoli in un paesaggio vincolato servono pareri, autorizzazioni paesaggistiche, autorizzazioni sanitarie e comunali. Ognuna di quelle firme è un atto pubblico. E ogni atto pubblico dovrebbe essere reperibile.
Qui sta il meccanismo. Non serve alcuna illegalità perché la trasparenza venga meno. Basta la dispersione: un parere qui, un'autorizzazione là, un affidamento diretto in un altro ente. Il percorso amministrativo completo non esiste visivamente da nessuna parte. Il cittadino che passa davanti ai tavoli del Baglio non può sapere se quel servizio nasce da un titolo solido o da una fila di silenzi-assenso. Report Sicilia ricorda anche l'altro lato: se l'attività avviene su terreni e immobili privati, non nasce automaticamente alcun obbligo di gara pubblica. Ma proprio per questo i titoli devono essere chiari, perché distinguono l'imprenditore che investe dal privilegio che si autoconcede.
Le conseguenze per i deboli
La Valle dei Templi è il bene comune più riconoscibile dell'isola, pagato con denaro pubblico, custodito da personale pubblico, promosso con campagne pubbliche. Quando dentro i suoi confini si installano attività commerciali senza un racconto pubblico dei titoli, il costo non lo paga l'impresa. Lo paga il principio. Lo pagano i piccoli operatori fuori dal parco che per un dehors devono mesi di iter, e i cittadini che vedono i luoghi tutelati trasformarsi in sala da pranzo con regole che non conoscono.
Chi ci guadagna è chi opera nell'opacità, ovunque essa regga. Non serve un colpevole: basta un sistema che non mostra le carte se nessuno le chiede ad alta voce.