IL PATRIMONIO SENZA GUARDIANI . Palermo: venti studiosi scrivono a Schifani, il piano della Giunta taglia il 73,7% delle unità operative dei Beni culturali

Venti tra studiosi, professionisti ed ex assessori regionali ai Beni culturali hanno firmato un Manifesto indirizzato al presidente Renato Schifani, all'assessore Francesco Scarpinato e alla Commissione Cultura dell'Ars. A provocare il documento è il furto del 15 agosto al Museo regionale Antonello Gargiulo "Accascina" di Messina, responsabilità ancora non chiarite. L'Associazione Articolo 9 parla di un segnale che non può essere ignorato.

Non è il furto, in sé, a rivelare il sistema. È la risposta organizzativa che la Giunta aveva già preparato: ridurre le Unità operative del Dipartimento dei Beni culturali da 76 a 20. Una sforbiciata del 73,7 per cento decisa, secondo il Manifesto, senza una preventiva ricognizione delle funzioni di ogni singolo istituto.

Il meccanismo

Lo schema di rimodulazione è stato varato dalla Giunta nel dicembre 2025 ed è tuttora all'esame degli organi di controllo. Ad agosto è arrivato un parere interlocutorio del Consiglio di giustizia amministrativa: alla Regione viene chiesto di motivare meglio la riforma sulla base dei principi di completezza, efficienza, economicità, omogeneità e adeguatezza. Elementi che, sostiene il Manifesto, devono precedere la definizione del nuovo organigramma, non seguirlo. Qui sta l'ingranaggio: prima si fissa un obiettivo numerico, poi si cercano le giustificazioni. Il patrimonio viene amministrato con la logica dei tagli automatici, dove ogni soppressione di unità operative dirigenziali collegate alle strutture passa per razionalizzazione.

Sulla dirigenza il conto è altrettanto netto: da 122 postazioni attuali si scenderebbe a 89, meno 27 per cento. I firmatari non chiedono di fermare tutto. Propongono di riconoscere per legge Soprintendenze e Istituto regionale come strutture tecnico-scientifiche complesse, con cinque Servizi per Palermo, Catania e Messina e tre per le altre sei province, e sei Poli amministrativi territoriali per 36 strutture.

Le conseguenze per i deboli

Il patrimonio culturale non ha elettorato e non fa notiziario finché non viene rubato o crolla. A custodirlo restano funzionari precari e soprintendenti senza staff, mentre musei e parchi dell'Isola fanno girare un'economia che vive del turismo culturale. Le comunità dei piccoli comuni perdono prima: una soprintendenza svuotata significa restauri fermi, cantieri rinviati, archivi senza personale. Chi guadagna è la contabilità generale, che presenta meno spesa corrente e nessuna responsabilità sul degrado.

Il furto di Messina ha mostrato cosa accade quando la guardia cala. La riforma, così com'è disegnata, abbassa ulteriormente il presidio.

La domanda