Agrigento convive con i suoi palazzi contestati da oltre sessant'anni. I cosiddetti grattacieli di via Empedocle sorgono dal 1960. Nel 1964 un'ispezione straordinaria disposta dalla Regione accertò numerose irregolarità nel rilascio delle licenze edilizie. Oggi la città ha scoperto la legalità urbanistica, e la domanda è una sola: si apre tutto, oppure si sceglie da quale anno cominciare?

Il nuovo governo cittadino, guidato da Michele Sodano, insediato l'11 giugno 2026, ha messo al centro Maddalusa, demolizioni, ruspe e vincoli. Le case abusive però non sono state costruite l'11 giugno. Erano lì. Le istituzioni sapevano che erano lì.

Non è un caso che la legalità urbana si riscopri proprio quando cambia il colore dell'amministrazione. La coincidenza, da sola, non prova nulla. Ma impone una domanda politica: perché fino a ieri quelle stesse case non facevano vergognare nessuno?

Il meccanismo

La storia agrigentina è un archivio di fascicoli mai chiusi. Il 19 luglio 1966 arriva la frana e l'Italia scopre il Sacco di Agrigento. Dodici giorni prima, il 7 luglio, il Consiglio comunale aveva approvato il Piano edilizio. Seguono il decreto Gui-Mancini del 1968, i vincoli, le commissioni. E poi decenni di costruzioni nelle aree tutelate: San Leonardo, San Calogero Bianco, Poggio Muscello, Centonze, Maddalusa.

I palazzi Crea raccontano da soli il metodo. Secondo gli atti denunciati nel tempo, quei fabbricati dovevano sorgere ad almeno 150 metri dalla cava di tufo. Sono stati realizzati a pochissimi metri. Il 5 marzo 2014 il costone retrostante crolla, e sulla vicenda viene aperta un'inchiesta giudiziaria. Oggi il Comune spende risorse pubbliche per mettere in sicurezza proprio quel versante. La distanza di sicurezza, nel frattempo, è rimasta sulla carta.

A Villaggio Mosè la vicenda Gellia è arrivata davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa. Resta da sapere quali immobili avrebbero dovuto essere acquisiti al patrimonio comunale e perché quelle acquisizioni non risultano ancora effettuate. A Cannatello fabbricati rurali presentati così nelle pratiche sono finiti trasformati in villette. Nel 1997 le demolizioni nella zona A sembravano aprire la stagione delle ruspe: quasi trent'anni dopo si discute dello stesso problema. E a San Leone, in via Malogioglio, l'esposto del Codacons del 26 luglio 2024 contestava il permesso di costruire numero 112 del 16 novembre 2022 e il limite di altezza di 7,50 metri. La Regione ha ritenuto legittimo il titolo, ma l'accertamento è stato compiuto sui documenti, senza sopralluogo. A Villa del Sole, infine, a costruire è stata direttamente la pubblica amministrazione.

Le conseguenze per i deboli

A Maddalusa vivono duemila persone rimaste senza acqua per mesi. Alla contestazione di un cittadino che ricordava quei numeri, il deputato regionale Ismaele La Vardera ha risposto su Facebook: «Si vergoni lei ad essersi fatto la casa abusiva». Ecco il metodo in forma pura: alla domanda sull'acqua si risponde con l'anatema urbanistico. In Sicilia sono state indicate 736 mila pratiche di richiesta di sanatoria nei 390 comuni e 26.650 casi di abusivismo non sanabile. L'Istat, elaborando stime Cresme, ha fotografato nelle Isole 36,3 nuove abitazioni abusive ogni 100 autorizzate nel 2022. Se il vergogno vale come criterio, dovrebbe valere per centinaia di migliaia di famiglie. La casa può essere abusiva. La persona no, e quella persona deve bere.

Chi costruì negli anni del boom spesso è morto. Pagano i figli, gli eredi, gli anziani che in quelle case ci sono finiti senza avere posato un mattone. Intanto chi aveva titoli, relazioni e imprese ha visto le sue costruzioni restare in piedi, sanate o prescritte.

La domanda