Un cumulo di sacchi stracolmi di immondizia accoglieva, dopo il Ferragosto, chi entrava sulla spiaggia di Cannatello all'altezza del cosiddetto giardino di Abid. Sette giorni dopo quel cumulo non era stato rimosso: era cresciuto. A documentarlo è un servizio di Report Sicilia firmato da Francesco Di Mare, che descrive la spiaggia detta dei favaresi come una discarica a cielo aperto: rifiuti abbandonati dagli incivili, residui dei bagordi ferragostani, e una muraglia di materiale scaraventato dalle mareggiate nei mesi scorsi che nessuno di competenza ha mai tolto. C'è perfino un copertone di camion che abbronzia sull'arenile da mesi.
Il gesto incivile è la superficie. Sotto c'è il meccanismo: un territorio che nessuna amministrazione sente proprio. Cannatello è territorio del Comune di Agrigento, ma la zona è frequentata in gran parte da residenti di Favara. E quando la responsabilità si divide tra chi amministra e chi abita altrove, la munnizza resta dove è. Questa è la notizia. La domanda che pochi si pongono è perché un lembo di costa pubblica diventi terra di nessuna giurisdizione.
Il meccanismo
La raccolta dell'indifferenziato è un servizio contrattuale. Di Mare lo ricorda con precisione: rimuovere quei sacchi sarebbe compito di chi gestisce la nettezza urbana per il Comune di Agrigento, per contratto, non per cortesia. Il meccanismo che lascia marcire la spiaggia è doppio. Da un lato l'incivile che butta, sapendo che in una terra di nessuno il controllo non arriva. Dall'altro l'amministrazione che presidia l'arenile di San Leone, il litorale vetrina, e dimentica la spiaggia dei cugini favaresi. Il servizio pubblico segue la visibilità, non il bisogno. Dove passano i turisti e le telecamere si raccoglie; dove vanno i residenti di un altro comune si rimanda. Una settimana di ritardo non è un incidente: è la misura esatta della distanza tra il centro e la periferia dello stesso litorale.
Le conseguenze per i deboli
Chi paga questo abbandono sono le famiglie che da Favara scendono al mare per rinfrescarsi dopo una giornata di lavoro, senza lussi e senza alternative. Trovano sacchi, sterpaglie, copertoni al posto dell'arenile. E trovano anche il messaggio implicito: questo posto non vi riguarda, non vi spetta, non lo meritate. Il degrado ambientale è sempre anche una questione di classe. Chi ha una casa con giardino o una spiaggia privata non conosce il problema. Chi ha solo la spiaggia pubblica la vede trasformarsi in discarica, e sa che nessuno verrà a chiedersi come sta. Intanto i rifiuti marciscono, il vento sparge ciò che i sacchi contengono, e il mare prende il resto.