**Paolo Colianni fu assessore regionale alla famiglia in Sicilia. Medico, psicoterapeuta. Nel gennaio 2024 finì ai domiciliari. L'accusa: violenza sessuale su una ragazzina di quattordici anni, sua paziente.** Il primo grado lo condanna a cinque anni e quattro mesi con il rito abbreviato. La corte d'appello di Caltanissetta sale a otto anni e otto mesi. La famiglia aveva denunciato solo dopo che la ragazzina aveva trovato il coraggio di raccontare tutto alle sue insegnanti. Ora la Cassazione annulla la sentenza d'appello con rinvio. Ha già versato sessantamila euro di acconto sul risarcimento.

Non è un caso che l'uscita dal carcere passi dalla cosiddetta giustizia riparativa. È il meccanismo. La procura di Enna aveva chiesto l'accesso al percorso riparativo. Il gup aveva dato l'assenso. Eppure quella stessa porta, spalancata dall'interno dell'istituzione, diventa il motivo tecnico per cancellare una condanna. Chi ha costruito un percorso di potere tra medicina, politica e terapia sa esattamente quali leve premere. E le preme.

Il meccanismo

Guardate i ruoli. Un uomo che decideva le politiche per le famiglie siciliane. Un professionista che teneva in mano la fragilità dei suoi pazienti. Due posizioni di autorità in una sola persona. Quando l'autorità diventa predatrice, la vittima resta intrappolata due volte: prima nel studio, poi nell'aula di tribunale. La ragazzina non ha parlato con la polizia. Ha parlato con le maestre. Perché il potere, quando abusa, conta anche sul silenzio che impone.

E ora la riparazione. Un istituto pensato per le vittime viene usato dalla difesa come chiave di volta del ricorso. La Cassazione non assolve: annulla e rinvia. Ma nel frattempo gli anni passano, la condanna svapora, la notizia scivola via dalle prime pagine. Chi può permettersi sessantamila euro di acconto può permettersi anche l'attesa. L'attesa è la sua alleata.

Le conseguenze per i deboli

Pensate a una ragazzina di quattordici anni che deve tornare davanti a un giudice perché il processo ricomincia. Ogni rinvio è una seconda violenza, questa volta amministrativa. E pensate a tutte le pazienti povere, senza reti, senza insegnanti pronte ad ascoltare, senza avvocati. Per loro non esiste né un assessore da richiamare né un acconto da versare. Per loro c'è solo la fila del pronto soccorso o il silenzio per sempre.

La dimensione di classe è questa: la macchina giudiziaria funziona alla velocità del denaro di chi si difende. Il risarcimento si paga a rate. La vita di una ragazzina no.

La domanda