Dal 2027 quattro trasferimenti statali alle Region sono soppressi. Il più grande, da solo, vale 5.259,6 milioni ogni anno: è il fondo nazionale per il trasporto pubblico locale. Il Governo lo sostituisce con una quota del gettito Irpef. Il resto del racconto, però, racconta un'altra storia. La riforma fiscale del 2023 doveva funzionare dal 2013. La Commission parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, nel dicembre 2024, ha parlato di una desolante stagnazione.

Questa non è una riforma fiscale. È l'esempio preciso di come si scriva una legge che toche le Regione senza le Regioni al tavolo.

Il meccanismo. Il 28 luglio la Conferenza unificata si è riunita in seduta straordinaria con due schemi all'order del giorno. Su uno, che riguarda redditi, successioni, Iva e accise, l'intesa è arrivata. Sull'altro, sui tributi regionali e locali, no. Stessa seduta, stesso tavolo, stessi interlocutori. Esiti opposti.

Le Regioni hanno espresso mancata intesa: l'assenso era condizionato a quattro emendamenti senza impatto finanziario, e l'unanimità non è stata raggiunta per la contrarietà di Campania, Emilia-Romagna, Puglia, Toscana e Sardegna. Idem l'Anci, per il trasporto pubblico nelle aree metropolitane. Idem l'Upi, per l'assenza di una compartecipazione dinamica all'Irpef. Il Governo nota che, in quella sede, l'assenso si forma con il distinto di due gruppi: quello regionale e quello dei Comuni. I sì contati in un gruppo non compensano i no dell'altro.

Poi la sequenza. Lo schema sui tributi locali è stato trasmesso alla Conferenza il 30 maggio 2025. Il 30 luglio 2025 è stato rinviato su richiesta dell'Anci. Tre riunioni tecniche. Tutto se comprime in otto giorni: riunione tecnica il 27, proposte emendative del Ministero il 27 e il 28, seduta e mancata intesa il 28. Il giorno dopo, il Consiglio dei Ministra, con deliberazione motivata, decide di proseguire. La seduta ha durato tre minuti.

Il termine che stringeva era un altro. Il Pnrr voleva tutti gliatti necessari al federalismo fiscale in vigore entro il primo quartiere del 2026. Quello termine era scaduto da quattro mesi. I Studi studio di Camera e Senato l'avevano scritto in dossier di giugno 2025.

Le consequences per i deboli. Dal 2027 i Comuni devono chiedersi le resources alle Regione. Se l'Irpef rende più del previsto, le resources eccedenti restano acquisite al bilancio dello Stato. Chi paga il prezzo? Chi chiede un autobus, un bilancio di zona. La risposta alla capacità contributiva — l'articolo 53 della Constitution chiede a ciascuno di concorrere alle spese pubbliche in名副 della propria capacità — diventa facoltativa per chi gestisce. Resta obbligatoria per chi la subisce.

La Court constitutionale chiede meccanismi de superamento fondati sulla reiterazione delle trattative. Tra la divergenza e il superamento, qui, è passato un giorno.

**La domanda.** quando una Regione non riesce a dare l'intesa, chi paga il prezzo? Non chi ha firmato il decreto. Non chi ha durato tre minuti in seduta. Chi, in Sicilia, non ha niente.