Il Comune di Agrigento cerca un dirigente tecnico esterno a tempo determinato. La procedura è quella dell'articolo 110 del Testo unico degli enti locali, la porta girevole delle nomine di fiducia. Tra i profili in corsa, secondo indiscrezioni raccolte da Report Sicilia, ci sarebbe l'ingegnere Daniela Lumera, classe 1977, iscritta all'Ordine degli Ingegneri di Agrigento dal 2001.
Nessun provvedimento di nomina esiste ancora. Ma se il nome di Lumera pesa a Palazzo dei Giganti è perché lo conoscono già: dal 2013 al 2020 ha lavorato dentro le amministrazioni guidate da Lillo Firetto, prima a Porto Empedocle, poi ad Agrigento.
Il meccanismo
La procedura è formalmente trasparente: bando, curricula, valutazione comparativa. Il termine per presentare le candidature, prima fissato e poi prorogato, è scaduto il 17 agosto. L'incarico dura un anno, rinnovabile una volta, comunque dentro i limiti del mandato del sindaco. L'articolo 110 è stato pensato per portare competenze esterne nella macchina comunale. Nella pratica è lo strumento delle fedeltà: chi ha già lavorato con la squadra di turno torna, chi non c'era guarda da fuori.
Il curriculum di Lumera racconta quel giro. Dal 2013 al luglio 2015 è in assegnazione temporanea a Porto Empedocle, nel dipartimento Lavori pubblici, quando a guidare quel Comune c'è proprio Firetto. Dall'agosto 2015 al 20 ottobre 2020 è responsabile dell'ufficio di staff del sindaco di Agrigento. È scritto nel curriculum pubblicato dall'amministrazione provinciale di Enna e in un documento ufficiale del Comune del 2019. In mezzo, il gruppo di lavoro dell'Agenda Urbana, i fondi Fesr, i lavori pubblici. Un decennio di conoscenza della macchina, della città e di chi la comanda.
Le conseguenze per i deboli
Ogni nomina di fiducia ha un costo per chi è fuori dal giro: i progetti rallentano, le gare aspettano, i cantieri restano fermi. Agrigento ha bisogno di tecnici capaci nei lavori pubblici, dove ogni ritardo si paga in servizi negati ai cittadini. Ma quando il bando finisce per cucirsi su un nome, la competenza diventa un accessorio del potere: chi arriva deve tutto a chi lo ha chiamato, e la città fa un altro passo indietro.