Una bimba di quattro anni è morta nella notte tra il 19 e il 20 agosto all'ospedale dei Bambini di Palermo. Causa presunta: difterite. La bambina non era vaccinata. L'ultimo caso mortale di difterite in Italia risaliva al 1991.

La notizia non è la malattia. È la scelta. I genitori non l'avevano fatta vaccinare perché convinti che il vaccino trivalente avesse provocato l'autismo di un cugino. Una convinzione che nessuno studio ha mai confermato, nata da un lavoro scientifico ritirato alla fine degli anni Novanta.

Il meccanismo

La difterite è un'infezione batterica grave e contagiosa, provocata dalla tossina del Corynebacterium diphtheriae. Forma una membrana nelle vie respiratorie, rende difficile respirare, nei casi più gravi danneggia cuore e sistema nervoso. Il vaccino è dentro l'esavalente del calendario vaccinale: la sua diffusione di massa ha relegato la malattia ai manuali di medicina. Quando la copertura cala, la malattia riappare.

La cronaca degli ultimi giorni è ora negli atti della Procura. Giovedì 13 agosto alle 22.20 la bambina arriva al pronto soccorso del Cervello con febbre, vomito e inappetenza. A mezzanotte viene dimessa con la diagnosi di tonsillite essudativa febbrile e il consiglio di tornare in caso di peggioramento. Sabato 15 agosto alle 18 i genitori la riportano: febbre non responsiva al trattamento, rifiuto del cibo, ipostenia e iporeattività. Nel referto i medici annotano: non vaccinata per scelta dei genitori. Domenica mattina la piccola viene intubata per insufficienza respiratoria e trasferita con un rianimatore alla terapia intensiva del Di Cristina. I medici tentano anche l'Ecmo, la circolazione extracorporea. Ogni tentativo è vano.

La Procura ha sequestrato la salma e disposto l'autopsia. Deve capire due cose: perché una bambina non è stata sottoposta a una vaccinazione obbligatoria, e se le procedure ospedaliere sono state corrette. Intanto l'Asp, di concerto con l'ospedale Civico, ha vaccinato i tre fratellini della vittima. Il cuginetto di quattro anni, ricoverato con gli stessi sintomi, aveva fatto i primi tre cicli e non è in gravi condizioni.

Le conseguenze per i deboli

Chi paga è una bambina di quattro anni. Ma la lezione vale per tutti: la fiducia nei vaccini è un bene collettivo, e quando si rompe i primi a cadere sono i più vulnerabili. Dietro ogni rifiuto c'è propaganda, paura coltivata, informazione che viaggia più veloce dei dati. Il direttore sanitario del Civico, Domenico Cipolla, dice: abbiamo fatto di tutto, attendiamo l'esito dell'Istituto superiore di sanità. L'assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, parla di analisi in corso. Resta il fatto che per quattro anni nessuno è riuscito a intercettare una bambina senza vaccino.

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