La ricostruzione di Forza Italia in Sicilia targata Nino Minardo si sta rivelando più dura del previsto. Ad Agrigento e Caltanissetta, per via delle inchieste che imbarazzerebbero chiunque (ma non il presidente Schifani), si sono persi per strada due ras dei voti: Riccardo Gallo Afflitto da un lato, Michele Mancuso dall’altro. Entrambi ai domiciliari. Entrambi costretti a rinunciare a tessere la propria tela.
Non è la cronaca di un partito in difficoltà. È il meccanismo del potere in Sicilia: deputati che non producono una legge, nomine comprate con consulenze, fondi regionali che finiscono ad associazioni amiche. E un partito che, invece di fare pulizia, ringrazia i fedelissimi e promuove chi ha dimostrato di saper orchestrare il consenso.
Il meccanismo
Michele Mancuso, secondo l'accusa, ha ricevuto 12 mila euro per favorire l'associazione Gentemergente, destinataria di un finanziamento regionale da 98 mila euro per eventi e spettacoli. Il gip ha disposto il giudizio immediato. La Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari.
Gallo Afflitto — il fedelissimo di Marcello Dell'Utri — gestiva invece il Cefpas come un feudo personale. «U Cefpas è di Gallo», si sente in una intercettazione. La Procura contesta al deputato di avere garantito la nomina di Roberto Sanfilippo alla direzione del centro di formazione, in cambio di quattro consulenze, un contratto per la moglie, una serie di incarichi per i suoi uomini. Il tutto mentre Gallo non presentava neppure un disegno di legge come primo firmatario. Il collega Sunseri lo descrive così: «Uno dei deputati più incapaci che abbia mai conosciuto. Attività parlamentare inesistente, politica orientata esclusivamente alla costruzione del consenso attraverso logiche clientelari».
Le conseguenze per i deboli
Chi paga il conto di questo sistema? I cittadini di Agrigento e Caltanissetta, che restano senza rappresentanza parlamentare reale mentre i loro eletti pensano a tessere trame di potere. I lavoratori del Cefpas, trasformati in pedine di uno scambio di favori. La collettività tutta, che vede 98 mila euro di fondi pubblici destinati a un'associazione amica del deputato indagato. E poi c'è Messina, dove Forza Italia è rimasta fuori dal consiglio comunale, e Catania, dove il partito è lacerato dalla diatriba interna tra Falcone e i fedelissimi di Cardinale.