Il Codacons Sicilia ha depositato nei giorni scorsi un esposto alla Procura della Repubblica di Siracusa sulla situazione della Casa Circondariale di Cavadonna. L'iniziativa, promossa dall'avvocato Bruno Messina, presidente del Codacons Siracusa, chiede alla magistratura di svolgere accertamenti e verificare l'eventuale sussistenza di responsabilità penalmente rilevanti. A renderla pubblica è Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons. Alla base dell'esposto, la relazione del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Giovanni Villari: oltre 720 detenuti, sovraffollamento, caldo estremo, parassiti, ratti e piccoli serpenti, personale medico insufficiente e otto ascensori fuori servizio da mesi.

Quando la denuncia del Garante non basta, serve la Procura: la dignità dei detenuti diventa una questione penale. Lo Stato che punisce si ritrova imputato.

Il meccanismo

Il sistema funziona per rinvii. La struttura è sovraffollata da mesi, gli ascensori sono fermi da mesi, le aree del passeggio non hanno sistemi di nebulizzazione per mitigare il caldo. Il personale medico è insufficiente per una popolazione carceraria così numerosa, e la pressione ricade sugli operatori. Ogni intervento è rimandato, ogni responsabilità è diffusa: alla direzione, all'amministrazione penitenziaria, alla sanità regionale. Nessuno è titolare del problema, e intanto i detenuti con problemi di salute o difficoltà motorie restano senza ascensori.

L'esposto del Codacons rompe il cerchio: indica che le condizioni di vita nel carcere possono configurare fattispecie penalmente rilevanti. L'avvocato Messina lo dice senza giri di parole: quando oltre settecento persone vivono in condizioni di caldo estremo, sovraffollamento e carenze sanitarie, le istituzioni hanno il dovere di intervenire con la massima urgenza.

Le conseguenze per i deboli

I primi a pagare sono i detenuti: il diritto alla salute negato, le ore d'aria ridotte, gli spostamenti impossibili per chi non cammina. Poi pagano gli agenti e il personale sanitario, costretti a lavorare in una struttura che non regge. E paga la collettività: un carcere che degrada i corpi non rieduca nessuno, restituisce alla società persone più fragili di come le ha ricevute. La privazione della libertà, ricorda il Codacons, non può trasformarsi in privazione della dignità.

La domanda