Giò Di Falco è un operatore culturale agrigentino. Dopo essere stato progressivamente messo ai margini, ha lasciato Agrigento per lavorare e insegnare al Nord. Sui social ha pubblicato una riflessione dal titolo «Scardinare o ricollocare? La cancel culture bipartisan del sistema Agrigento» e l'ha chiusa con una domanda secca: chi muove i fili, in questa città?. Report Sicilia ha raccolto la domanda e ha indicato dove guardare: i nomi, le associazioni e i soldi.

Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025 ha mosso milioni di euro pubblici: 4 milioni dalla Regione per il 2024, un altro milione per il 2025, più risorse comunali, ministeriali, sponsorizzazioni e ticket. Una montagna di denaro pubblico ha attraversato il sistema culturale. Oggi una parte di quel mondo siede dall'altra parte della scrivania.

**Il meccanismo.**
La relazione della Corte dei Conti sulla gestione dell'iniziativa ricostruisce un portafoglio finanziario che comprende risorse comunali, regionali, ministeriali, sponsorizzazioni, autofinanziamento, ticketing e merchandising. Nel luglio 2025 il Comune ha pubblicato un avviso aperto ad associazioni, fondazioni, enti e comitati, con affidamenti fino a 15 mila euro per ogni progetto selezionato. Il sistema funziona così: prima i progetti e i finanziamenti, poi le istituzioni.
Secondo Report Sicilia, persone riconducibili alle associazioni protagoniste di quella stagione oggi sono in Consiglio comunale, in Giunta o tra i consulenti del sindaco Michele Sodano. L'11 agosto il sindaco ha nominato Giuseppe Mendola esperto per la promozione e lo sviluppo turistico e culturale del territorio. Di Falco sintetizza: «Il potere non ha sempre bisogno di conservare gli stessi nomi. Talvolta gli è sufficiente preservare le stesse relazioni».

**Le conseguenze per i deboli.**
Chi perde è chi come Di Falco è rimasto fuori: l'operatore culturale che ha pagato il prezzo dell'esclusione e ha dovuto costruire altrove la propria carriera. Chi perde è la città, che aveva chiesto una rivoluzione e si ritrova lo stesso sistema con le sedie cambiate di posto.
I soldi sono pubblici: la tassa di soggiorno dei turisti, le casse della Regione, il bilancio del Comune. Chi li ha distribuiti ieri oggi decide come distribuirli di nuovo. La discontinuità promessa in campagna elettorale, finora, non si vede.

**La domanda.**
Se chi doveva scardinare il sistema è lo stesso mondo che se lo è diviso, da dove dovrebbe arrivare la rivoluzione?