La Corte dei conti ha condannato un ex collaboratore parlamentare, Nicosia, a risarcire lo Stato per il danno all'immagine delle istituzioni. Tra gennaio e maggio 2019 l'uomo collaborò con una deputata occupandosi di questioni legate ai detenuti e partecipando a visite negli istituti penitenziari. In quel ruolo entrò in contatto con esponenti mafiosi detenuti anche in regime di carcere duro e veicolò messaggi da e per l'esterno.
Il 41-bis serve a recidere i fili tra il boss e il suo mondo. Un collaboratore parlamentare è diventato il filo. Lo Stato ha pagato il conto: 15 mila euro, ridotti dai 50 mila chiesti dalla Procura contabile diretta da Pino Zingale.
**Il meccanismo.**
Nicosia non era formalmente un dipendente pubblico. La Corte ha però ritenuto che avesse instaurato un rapporto di servizio con l'apparato statale: accompagnando la parlamentare, ha potuto fare ingresso nelle strutture carcerarie, interloquire con i detenuti, monitorare l'eventuale avvio di percorsi di collaborazione con la giustizia, portare e riportare messaggi.
Il potere di un parlamentare si delega, ma la delega non è scritta da nessuna parte. Chi entra in carcere con un parlamentare attraversa i controlli con la sua autorità. Il collaboratore non giura, non è inquadrato, non risponde a un dirigente. Eppure rappresenta lo Stato davanti a chi lo Stato lo combatte.
La sentenza misura il danno in euro: 15 mila, tenuto conto della durata limitata delle condotte e della diffusione prevalentemente locale della vicenda. I 50 mila chiesti dalla procura contabile e i 15 mila riconosciuti dicono quanto vale, per i giudici, la faccia dello Stato.
**Le conseguenze per i deboli.**
Chi perde, ancora una volta, sono i detenuti che collaborano con la giustizia: quelli che hanno rotto con la mafia e vivono protetti. Se un canale di comunicazione tra il carcere duro e l'esterno resta aperto, la loro sicurezza è un'illusione. Chi perde è la credibilità dello Stato: un ufficio dentro le istituzioni usato per gli interessi di chi sta dall'altra parte.
La domanda che la sentenza lascia aperta riguarda i controlli, non il risarcimento. Chi ha verificato che cosa faceva Nicosia nei suoi mesi dentro le carceri? Chi ha letto i suoi movimenti mentre parlava con i boss?
**La domanda.**
Quante altre persone entrano oggi negli istituti penitenziari grazie alla scorta di un parlamentare, senza che nessuno sappia che cosa portano dentro e che cosa riportano fuori?