**«Una questione morale in Sicilia? Qualche problema c'è. Ma aspettiamo di sentire se si ridimensiona l'inchiesta su Gallo Afflitto.»** Con queste parole il deputato di Fratelli d'Italia Sbardella apre e chiude in una sola frase il tema della moralità pubblica in Sicilia. Riconosce il problema, ma lo subordina all'esito dell'inchiesta giudiziaria. Come se la questione morale fosse una variabile dipendente delle indagini della magistratura, non una responsabilità della politica.
Questa non è una gaffe. È la sintesi perfetta di un sistema dove la politica ha delegato alla magistratura il compito di decidere cosa è morale e cosa no. «Qualche problema c'è» è il minimo sindacale dell'ammissione: lo dicono tutti, ma nessuno fa nulla. E l'inchiesta Gallo Afflitto — che riguarda presunti illeciti nella sanità siciliana, tra nomine e appalti pilotati — diventa il termometro della moralità pubblica: se si ridimensiona, allora «qualche problema» diventa «nessun problema».
**Il meccanismo.** Funziona così da decenni in Sicilia: ogni scandalo viene incanalato nei tribunali, dove marcia per anni tra avvisi di garanzia, rinvii a giudizio e prescrizioni. Intanto la politica tace, aspetta, spera che il tempo e le carte bollate dissolvano ogni responsabilità. Sbardella lo dice esplicitamente: aspettiamo di vedere se l'inchiesta si ridimensiona. Non «aspettiamo di vedere cosa possiamo fare per risolvere i problemi». Ma «aspettiamo di vedere se i magistrati ci tolgono le castagne dal fuoco».
**Le conseguenze per i deboli.** La questione morale non è un esercizio astratto: significa appalti pilotati che sottraggono risorse alla sanità, nomine clientelari che mettono gli incapaci al posto dei competenti, silenzi che coprono gli abusi. Significa cittadini che pagano il prezzo di un sistema dove la politica non fa pulizia perché ha paura di scoprire quanto è sporca. E intanto la sanità siciliana affonda, e l'inchiesta Gallo Afflitto — come tante prima di lei — diventerà forse un processo, forse una prescrizione, forse un ricordo.
**La domanda.** Quante «questioni morali» devono ancora aspettare che la magistratura le risolva, mentre la politica resta in silenzio ad aspettare che passi la tempesta? E quando la politica smetterà di chiedersi cosa faranno i giudici e comincerà a chiedersi cosa può fare lei?