"Palermo non puo' limitarsi a gestire un'emergenza che dura ormai da anni. Ne' possiamo pensare di risolvere il problema esclusivamente attraverso sgomberi e sfratti, alimentando una drammatica guerra tra poveri." A dirlo e' Figuccia, deputato regionale della Lega: "Questa volta Palermo deve arrivare prima, non dopo. Non possiamo permetterci di perdere neppure un euro delle risorse disponibili". Lo Iacp di Palermo ha attivato un tavolo tecnico con il Comune e altri soggetti, anche privati, con l'obiettivo di predisporre progetti da candidare ai finanziamenti del Piano Casa nazionale: fondi che consentono di intervenire sul patrimonio di edilizia residenziale pubblica, recuperando gli immobili oggi inutilizzabili e creando le condizioni per ampliare l'offerta di alloggi destinati alle famiglie.

La posta in gioco e' il patrimonio di edilizia residenziale pubblica: immobili oggi inutilizzabili, che i fondi dovrebbero recuperare per ampliare l'offerta di alloggi destinati alle famiglie. Giovani coppie, famiglie fragili, cittadini che da anni attendono una casa.

Il meccanismo

L'emergenza abitativa a Palermo si gestisce da anni in un modo solo: lo sgombero. Si libera un alloggio occupato, si sposta il problema, si riparte. Intanto il patrimonio pubblico esistente resta inutilizzabile, gli immobili confiscati alla criminalita' organizzata aspettano un destino, e i fondi nazionali hanno scadenze che la citta' ha gia' imparato a conoscere. Il tavolo tecnico dello Iacp prova a invertire la rotta: recuperare il patrimonio esistente, realizzare nuovi alloggi, coinvolgere immobili privati e beni confiscati. Ma l'emergenza corre piu' veloce dei tavoli. Il Piano Casa nazionale esiste, le risorse pure: la partita si gioca sui progetti da presentare in tempo e sulle scadenze, e la storia recente di Palermo insegna che i fondi non aspettano.

Le conseguenze per i deboli

Chi perde nella guerra tra poveri sono sempre gli stessi: le famiglie che aspettano in graduatoria, i giovani che non possono lasciare la casa dei genitori, i fragili che non hanno alternative. Chi aspetta una casa da anni sa che ogni proroga, ogni tavolo, ogni annuncio allontana la risposta. Ogni alloggio pubblico che resta chiuso e' una famiglia in attesa. Ogni fondo che scade e' una promessa non mantenuta. L'emergenza casa non e' una questione tecnica: e' una questione di classe, e si vede da chi sgombera e chi viene sgomberato.

La domanda