Il 19 agosto del 1949, a Palermo, un'esplosione uccise sette carabinieri e ne feri' altri dieci. Era la strage di Passo di Rigano. Il tenente Ignazio Milillo tornava dal quartiere Bellolampo-Passo di Rigano, dove si era recato con sessanta carabinieri per difendere il presidio dell'Arma da un'aggressione della banda di Salvatore Giuliano. Settantasette anni dopo, stamattina, una corona d'alloro e' stata deposta al cippo di via Leonardo Ruggeri.

C'erano il prefetto Massimo Mariani, l'assessore Pietro Alongi, il generale Luciano Magrini, il tenente colonnello Antonino Di Bella e l'ispettore regionale dell'Associazione Nazionale Carabinieri, Ignazio Buzzi. Un momento di preghiera officiato dal cappellano militare don Salvatore Falzone. La memoria c'e'. La domanda e' se basta.

Il meccanismo

La banda di Salvatore Giuliano aveva attaccato un presidio dell'Arma. Sessanta carabinieri erano stati mandati per difenderlo. Sette non sono tornati. Quel giorno, a Palermo, un potere armato che controllava territori e reclutava uomini ha colpito i rappresentanti dello Stato. Settanta carabinieri erano stati mandati per difendere un presidio: sette non sono tornati. La strage non fermo' il presidio: lo rese piu' ostinato. Ma il meccanismo che la rese possibile, il vuoto di presenza pubblica che un potere criminale puo' riempire, non e' una pagina di storia. E' una lezione che la commemorazione dovrebbe tenere aperta: la memoria non si misura in corone, si misura nella presenza quotidiana dello Stato. E' qui che la cerimonia di stamattina lascia aperta la domanda.

Le conseguenze per i deboli

I sette morti di Passo di Rigano erano carabinieri mandati a difendere un quartiere di Palermo. La loro morte ha avuto un costo preciso: dieci feriti, decine di famiglie, un territorio segnato. I dieci feriti, i familiari, i colleghi che ogni anno tornano in via Leonardo Ruggeri: la commemorazione tiene insieme chi c'era e chi non c'e' piu'. La memoria di quella strage non e' un omaggio astratto: e' la misura di quanto ancora manca perche' lo Stato sia presente, ogni giorno, nei quartieri.

La domanda