Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Palermo ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per due ragazzi di Marsala. Uno era gia' detenuto per altra causa. La misura, chiesta dalla Procura per i minorenni, e' stata eseguita il 19 agosto dai carabinieri del Comando provinciale di Trapani.

L'accusa: partecipazione al gruppo armato dello spaccio, oltre 1,3 chili di cocaina, 130 grammi di crack, la disponibilita' di almeno tre armi. Non semplici corrieri usati per qualche consegna. Persone funzionalmente inserite nella struttura criminale, presenti nella piazza di spaccio, in contatto con chi rifornisce la droga, incaricate di vendere e consegnare ogni giorno gli incassi. E con la disponibilita' di armi.

Il meccanismo

La Procura per i minorenni di Palermo li descrive cosi': presenti nella piazza di spaccio, in contatto con chi rifornisce la droga, incaricati di vendere e consegnare ogni giorno gli incassi. All'epoca dei fatti erano minorenni. Il gruppo armato dello spaccio non li usa come manovalanza occasionale: li mette in organico, con postazione, gerarchia e cassa. Uno dei due era gia' detenuto per altra causa: il sistema giudiziario lo aveva gia' intercettato, e lo ha riacchiappato dentro lo stesso giro.

A fine luglio un'operazione coordinata dalla Dda di Palermo aveva gia' portato a dodici arresti nel clan di Petrosino, con sedici indagati e accuse di associazione mafiosa, estorsioni e traffico di droga. Ora arrivano le misure per i piu' giovani. Il ricambio generazionale non e' un incidente: e' il metodo.

Le conseguenze per i deboli

I due ragazzini finiscono nel circuito penale minorile mentre chi dirige la piazza resta lontano dal bancone. A perdere sono loro, ragazzi di Marsala cresciuti in un territorio dove lo spaccio paga in contanti e recluta chi non ha alternative. A perdere e' anche la comunita' di Petrosino e del Trapanese, che vede i propri figli trasformarsi in manovalanza di un'organizzazione e poi in detenuti. Le misure di oggi si aggiungono a un'inchiesta che in estate aveva gia' portato in carcere dodici persone: la stessa geografia, la stessa merce, lo stesso sistema che recluta al gradino piu' basso, quello piu' esposto.

La domanda