Nel 2025, l'anno di Agrigento Capitale italiana della Cultura, le presenze turistiche nell'intera provincia sono state 1.726.583. Nel 2024 erano 1.744.553. Meno 1,03 per cento. Lo dice l'Osservatorio regionale, e lo ricorda Vittorio Messina, presidente di Assoturismo, che parla di un'estate 2026 deludente e invita la città a recuperare credibilità. A lanciare la segnalazione sono le imprese, non la politica.

Un anno di eventi, risorse e celebrazioni, e i numeri scendono. La Capitale della Cultura ha illuminato Agrigento come una ribalta: sotto la ribalta, i problemi erano già lì, acqua e rifiuti, e nessuno li ha spenti.

**Il meccanismo.**
Il quadro lo fanno i numeri degli anni precedenti. Nel 2024 gli arrivi nella provincia erano 471.571, in aumento del 3,1 per cento sul 2023. Le presenze, 1.430.435, erano già in calo del 9,2 per cento. Arriva più gente, che resta meno: il turismo mordi e fuggi di chi visita e se ne va senza lasciare economia. Poi l'anno della Cultura, e nemmeno la notorietà basta a invertire la curva.

Messina mette sul tavolo i servizi essenziali: la crisi idrica e la gestione dei rifiuti. Il punto è politico: il turista non conosce le competenze di Aica, Ati, Comune, Regione. Non distingue le responsabilità. Se apre il rubinetto e non trova acqua, vede Agrigento. Se incontra cumuli di rifiuti, vede Agrigento. L'associazione «Tante Case Tante Idee» aveva già segnalato la flessione e chiesto di riattivare la Consulta del turismo. Federalberghi fotografa un mercato di prenotazioni last minute, attente al rapporto tra prezzo e qualità.

**Le conseguenze per i deboli.**
La ricaduta mancata si paga in posti di lavoro: guide, albergatori, ristoratori, stagionali che contavano su un'estate migliore dell'anno della Cultura e si ritrovano gli stessi conti. Le imprese piccole, quelle che non hanno accesso ai grandi circuiti, subiscono per prime la flessione. E la città intera paga il prezzo di un marchio bruciato: chi è venuto nel 2025 e non ha trovato acqua racconterà ciò che ha visto, non ciò che prometteva il calendario degli eventi.

La Valle dei Templi resta il monumento più amato della Sicilia, ma i monumenti non fanno il turismo da soli: servono rubinetti, strade, decoro. Questo è il conto che l'estate 2026 presenta agli amministratori.

**La domanda.**
A che serve una Capitale della Cultura, se il turista che arriva trova i rubinetti secchi e i problemi di sempre?