Nella prima metà di agosto la Guardia di Finanza di Catania ha controllato le mete turistiche della provincia: la Plaia, Aci Castello, Santa Tecla, Mascalucia, Nicolosi, Belpasso. Oltre 150 lavoratori identificati. Quarantacinque erano completamente in nero, senza comunicazione di assunzione e senza tutele. Ventidue erano formalmente part-time, di fatto a tempo pieno.

L'estate siciliana si regge su questo: camerieri, pizzaioli, addetti ai lidi che non risultano da nessuna parte. Il turismo incassa, il lavoro non esiste.

**Il meccanismo.**
La macchina dei controlli ha funzionato in modo ordinario: i finanzieri del I Gruppo di Catania e delle compagnie di Acireale e Paternò, con il supporto di 20 allievi marescialli del 96° corso «Brennero III» della Scuola ispettori e sovrintendenti de L'Aquila. Nei ristoranti, nelle pizzerie, nei pub, nei lidi balneari, nei distributori di carburante, negli autolavaggi. Il criterio è scritto nella legge: quando la manodopera irregolare supera il 10 per cento dei dipendenti, l'attività si sospende. È successo per 10 datori di lavoro, con sanzioni da 2.500 a 5.000 euro.

C'è poi il secondo livello, quello fiscale. Ventisette operatori sanzionati per omessa installazione dei misuratori fiscali, 9 per registratori di cassa mai collegati al POS, 35 per scontrini mai emessi. Ogni scontrino mancante è un incasso che sparisce dai conti, contributi che non si pagano, un pezzo di economia che si sposta nel sommerso. I controlli sono partiti nella prima metà del mese, quando le spiagge piene promettevano incassi alti e margini da proteggere: è il momento in cui il lavoro nero rende di più.

**Le conseguenze per i deboli.**
Chi perde di più non è lo Stato astratto. È il lavoratore in nero: niente contributi, niente ferie, niente malattia, niente pensione. Un cameriere impiegato da giugno a settembre per dodici ore al giorno, pagato in contanti a fine serata, esiste per il datore solo finché serve. Il part-time finto è la variante elegante dello stesso inganno: il contratto dice mezza giornata, la realtà dice turni pieni e straordinari mai pagati. Se si infortuna, non ha copertura. Se il datore chiude, non ha diritti da far valere.

E c'è chi paga due volte. Gli esercenti regolari, quelli che assumono e scontrinano, concorrono con chi taglia i costi illegalmente. Il lido che versa le tasse perde clienti contro il lido che risparmia sulla pelle dei dipendenti. La concorrenza sleale è il salario nascosto di chi ruba diritti.

**La domanda.**
Ogni estate la Finanza ripete questi blitz e ogni estate ritrova gli stessi numeri. Quanti controlli servono perché un contratto non sia più un favore, ma la norma?