**Dodici, tredici ore al giorno. Meno di tre euro l'ora. Alloggi ricavati a ridosso delle stalle, pieni di muffa. Niente ferie, niente riposo, niente sicurezza.** Rajwinder Sidhu Singh, 38 anni, bracciante indiano, è morto tra il 25 e il 26 maggio 2024 in un'azienda agricola nel Tarantino. Caduto da una pala caricatrice, senza cinture, senza formazione, su un mezzo obsoleto. I datori di lavoro hanno detto ai medici che si era sentito male. La Procura di Taranto ha scoperto la verità: omicidio colposo aggravato, caporalato, disastro ambientale. In manette sono finiti l'imprenditore Giovanni Giannico e il figlio Carlo.
Non è un incidente sul lavoro. È un sistema di sfruttamento "elevato a modello organizzativo", ha detto il colonnello Robustelli del Gruppo tutela del lavoro. Tutti gli indici di sfruttamento previsti dalla legge erano presenti. Il profitto veniva massimizzato tagliando su tutto: sicurezza, salari, dignità.
**Il meccanismo.** Lavoratori reclutati principalmente dal Punjab, senza contratto regolare, pagati in nero, costretti a restituire parte della misera paga per tenersi il posto. La giornata lavorativa: 12-13 ore. Il salario: sotto i 3 euro l'ora. L'alloggio: locali ricavati accanto alle stalle, con muffa e condizioni igieniche inesistenti. E poi c'è il capitolo ambientale: un sistema parallelo di canali e tubazioni per convogliare i liquami zootecnici fuori dalle aree consentite, fino a un lago artificiale nel Parco regionale Terra delle Gravine, un'area protetta. Un canale che attraversava cumuli di letame e finiva in un bacino dove le analisi hanno superato i limiti di tossicità, con fosforo, metalli e sostanze inquinanti. Una diga abusiva. Una discarica di 21mila metri quadrati. E per la bonifica serviranno 1,6 milioni di euro.
**Le conseguenze per i deboli.** Rajwinder è morto a 38 anni, lontano da casa, in un paese che lo trattava come manodopera usa e getta. Era irregolare, senza abilitazione alla guida del mezzo, senza formazione, senza protezioni. I suoi colleghi — anch'essi sfruttati — vivevano nel terrore di perdere quel poco che avevano. "Un lavoratore non formato è un lavoratore potenzialmente più esposto agli incidenti", ha detto il colonnello. Una frase che pesa come una condanna: la sicurezza costa, e qualcuno ha deciso che il profitto vale più della vita.
**La domanda.** Quanti altri Rajwinder stanno morendo in silenzio nei campi italiani, mentre il sistema del caporalato continua a produrre profitti sulla pelle dei più deboli? E perché, nonostante le leggi, gli arresti e le inchieste, il meccanismo non si ferma?