**La bandiera della Gay Street di Palermo è stata tolta. Per vergogna, dice Maximo De Marco, regista e fondatore della strada simbolo del turismo Lgbtq: i turisti si facevano selfie sotto il drappo in mezzo alle montagne di rifiuti in piazza Garraffello.** A Ferragosto, con migliaia di visitatori in città, la Gay Street ha chiuso per disperazione. De Marco, che si firma direttore artistico internazionale dell'Unesco, descrive una Palermo abbandonata dalle istituzioni: niente controlli, spacciatori che girano indisturbati, bande che si affrontano per strada con bastoni e bottiglie, motorini tra la folla. Un mese fa un membro del direttivo, in visita da Barcellona, è stato aggredito in via Maqueda alle nove di sera: commozione cerebrale, denuncia, immagini delle telecamere. L'aggressore non è mai stato individuato.

Non è degrado. È un sistema che lascia fare: i pochi controlli, dice il fondatore, colpiscono i turisti che portano soldi, non chi sporca e chi spaccia.

**Il meccanismo.**
Il decoro pubblico è un bene di tutti, e a Palermo nessuno lo garantisce. I rifiuti si accumulano, le denunce restano senza esito, i controlli si concentrano su chi visita la città. Il risultato è che chi investe nel turismo e nella reputazione della città viene lasciato solo. La Gay Street è un caso esemplare: un'attrattiva nata dal basso, che ha portato visitatori e visibilità, e che oggi valuta se chiudere perché lo spazio pubblico è ostaggio di chi non rispetta nulla. La denuncia arriva il 18 agosto, nel cuore della stagione, mentre la città è piena di visitatori.

**Le conseguenze per i deboli.**
A pagare sono i residenti che vivono tra i rifiuti, i commercianti della zona, i lavoratori del turismo che vedono sfumare la stagione, e i turisti stessi, bersaglio di aggressioni in pieno centro. Chi subisce la violenza denuncia, e la denuncia si perde nei cassetti. Chi sporca e chi spaccia continua a circolare. La città più bella del mondo, come la definisce De Marco, regala ai visitatori selfie tra la spazzatura e una strada chiusa per paura. E la paura ha un costo che nessuna statistica misura: i turisti che non torneranno non li conta nessuno.

**La domanda.**
Quanto tempo ancora la città aspetterà che le istituzioni rispondano, prima che la Gay Street chiuda per sempre?