**In Italia sono oltre 12 milioni le persone che assistono gratis un parente o un vicino: il 25 per cento degli adulti. Di queste, 4,4 milioni sono caregiver conviventi, in gran parte donne oltre i 40 anni, incollate al proprio assistito ventiquattro ore al giorno, 365 giorni l'anno.** I numeri arrivano dall'indagine Istat sulle reti di solidarietà, pubblicata il 25 luglio, rilanciata dall'Alleanza contro la povertà. Il disegno di legge approvato in Consiglio dei ministri il 12 gennaio promette riconoscimento giuridico e un contributo fino a 400 euro mensili per chi ha un Isee molto basso. Per il 2026 le risorse stanziate sono 1,15 milioni di euro, destinati soprattutto alla piattaforma Inps che dovrà essere pronta entro il 30 settembre. Dal 2027 sono promessi 207 milioni all'anno.

Non è un problema delle famiglie fragili. È un pilastro del welfare che regge gratis, e la politica lo riconosce a parole mentre i fatti restano fermi.

**Il meccanismo.**
Il welfare italiano conta sul lavoro invisibile dei familiari. L'Istat stima 13 milioni di persone con disabilità, di cui oltre 3 milioni con bisogni complessi. Il sistema scarica su di loro la cura, e la famiglia diventa l'ammortizzatore sociale di ultima istanza. Il disegno di legge del 12 gennaio è il primo riconoscimento giuridico della figura, ma le associazioni lo giudicano insufficiente: 400 euro per chi ha un Isee bassissimo non pagano una vita di lavoro. Intanto la riforma della non autosufficienza varata con la legge delega 33 del 2023, secondo il Patto per un nuovo welfare, non ha raggiunto nessuno dei suoi tre obiettivi.

**Le conseguenze per i deboli.**
Le famiglie con una persona disabile a carico sono più povere delle altre: quasi il 30 per cento è a rischio povertà o esclusione sociale, contro una media nazionale del 23 per cento. Il 38,4 per cento vive a bassa intensità lavorativa, perché qualcuno deve restare a casa a curare. Il reddito di queste famiglie è inferiore del 7,8 per cento alla media. Quasi tre nuclei su dieci non riescono a pagare bollette, affitto o cibo. D'estate peggiora tutto: i centri diurni chiudono, l'assistenza domiciliare si riduce, il caldo pesa su chi assiste. In Sicilia, come nel resto del Paese, sono in larga parte donne a pagare questo conto.

**La domanda.**
Quanto vale un lavoro che lo Stato non paga, non conta e non riconosce, e che tiene in piedi l'intero sistema di cura del Paese?