Tre morti sul lavoro in meno di ventiquattro ore. A Rovereto, in Trentino, un agricoltore è morto schiacciato dal proprio trattore che si è ribaltato. A Deruta, in provincia di Perugia, un imprenditore di 60 anni è precipitato da circa dieci metri dal tetto di un capannone: un pannello in plexiglas ha ceduto sotto il suo peso. A San Colombano al Lambro, nel Milanese, Francesco Mazzocchi, 33 anni, è morto schiacciato dal trattore mentre lavorava alla vendemmia.

Per Mazzocchi i soccorsi sono arrivati anche con l'elicottero. Non c'è stato nulla da fare. Quattro giorni prima, in provincia di Cuneo, una ragazza di 22 anni, Lucia Casavecchia, era morta dopo il ribaltamento di un trattore. Cinque morti in cinque giorni. Tre in un giorno solo. La stagione della vendemmia è appena iniziata.

Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è: perché il trattore che si ribalta è ancora la prima scena delle morti nei campi, anno dopo anno?

Il meccanismo

Il trattore senza protezioni si ribalta e schiaccia chi lo guida. È una macchina fatta per lavorare, ma il ribaltamento è un evento previsto: esistono sistemi che proteggono il conducente, e non sempre ci sono. Il pannello in plexiglas sul tetto del capannone è un altro capitolo: un materiale che non regge il peso di un uomo, su una superficie dove un uomo deve camminare.

Le autorità competenti verificheranno eventuali responsabilità e il rispetto delle condizioni di sicurezza. È la frase che accompagna ogni morte bianca, pronunciata tre volte in ventiquattro ore. La verifica arriva sempre dopo. Il controllo prima, quello no.

Le conseguenze per i deboli

Chi muore è chi lavora: l'agricoltore, il vendemmiatore, l'imprenditore che sale lui stesso sul tetto. Trentatré anni, ventidue anni, sessant'anni. Le famiglie restano con i trattori da vendere e i mutui da pagare. In Sicilia la stessa musica suona nelle campagne e nei cantieri: la sicurezza è un costo, la morte una statistica.

Ogni agosto la conta riparte. I numeri si accumulano nei rapporti dei sindacati, le inchieste si chiudono con formule di rito. Il lavoro continua, con gli stessi mezzi, gli stessi tetti, gli stessi turni.

La domanda